Agricoltura: mala tempora currunt

Agricoltura: mala tempora currunt

Reduce da un’annata agraria negativa dal punto di vista dei mercati, l’agricoltura locale inizia la nuova con le prime difficoltà, non di poco peso.
Un 2015/16 col segno meno nei bilanci delle aziende agricole locali, complici mercati dei cereali al collasso, che hanno visto toccare grano tenero e duro quota 14 euro/ q.le (cifra che lungi dal coprire i costi di produzione pur ottenendo il massimo della produzione), complici le crisi e le saturazioni di mercato in settori strategici per il nostro territorio come il vitivinicolo e l’ortofrutticolo.

Il 2017 si apre con una siccità che dura da qualche mese e sta compromettendo fortemente i raccolti dei cereali autunno/vernini, orzo e grano in primis, ormai giunti, tra i pochi millimetri di precipitazione caduti, nelle delicate fasi fenologiche della botticella/spigatura.

Ma la carenza di precipitazioni ha portato danni anche alle prime semine primaverili: ceci, mais e girasole, rimasti in terra troppo a lungo senza germinare sono divenuti preda degli insetti terricoli (ferretto, grillotalpa ecc.) e di fauna selvatica (cinghiale). In alcuni casi, i pochi mm di pioggia hanno determinato la germinazione e la successiva moria dato il repentino prosciugamento della poca umidità.

Come se non bastasse, nei giorni scorsi, le gelate tardive hanno colpito a macchia di leopardo, per lo più lungo le vallate e i corsi fluviali, vigneti e frutteti, senza risparmiare i primi trapianti di ortaggi.

Molte aziende agricole non sono ricorse alle assicurazioni per le calamità naturali, disincentivate da una mole burocratica aggravatasi negli anni fino a raggiungere il culmine nel 2015 con l’introduzione del PAI, che ha complicato enormemente i meccanismi per l’erogazione dei contributi comunitari dedicati allo sviluppo del sistema assicurativo. Allo stato attuale, in Italia infatti, sono stati pagati agli agricoltori un esigua percentuale dei fondi comunitari dovuti per l’annata 2015, con il rischio che se entro il 31 dicembre 2017 i restanti fondi non vengono erogati, debbano essere poi restituiti all’UE per incapacità di spesa.

Una situazione meteorologica insomma, che va ad aggravare un comparto da tempo malato, che necessita di riforme serie e di uno snellimento burocratico importante, ma che vede, di fatto, palliativi volti ad incrementare la stessa mole burocratica e a disperde in lungaggini e rivoli le risorse comunitarie.

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