Amarcord. Carnevale a Marsciano

Amarcord. Carnevale a Marsciano

Da “La Provincia” del 17 marzo 1892 un articolo piuttosto critico sulla festa di carnevale. Lamentarsi, oggi come allora, è sempre stato sport popolare…

Il carnevale è segnato dalla sfilata dei carri, dalla fiaccolata del martedì grasso e dal veglione. Così lo racconta un cronista dell’epoca.

“Anche quest’anno il nostro Carnevale si è chiuso freddamente. Il corso di maschere è uscito di poco effetto per la mancanza di veri Carri, perché con questo nome non si possono classificare quei due Carri che si presentarono al pubblico, che oltre ad essere completamente mancanti dal lato estetico, uno difettava pure di decenza.

Indovinatissima ed elegantissima la mascherata a piedi “I Venti”, eleganti erano pure alcuni Negri.

Il concorso del pubblico fu scarsissimo a causa del cattivo tempo e più ancora a causa dell’influenza, che serpeggia nel paese e nei dintorni.

Mi si dice che verrà costituita una società per il futuro Carnevale: vedremo. Se sono rose fioriranno.

I divertimenti si sono chiusi come di consueto, con una fiaccolata che assume le forme di un vero baccanale, e che con tutta probabilità può aver avuto origine da una antica e strana leggenda marscianese. Ecco in che consiste questa strana gazzarra. Una turba d’individui (comprese molte maschere) si aggirano per il paese con fiaccole a vento e tra i motteggi e grida inconsulte evocano la memoria dei nostri poveri estinti.

Io domando se è in tali orge che si devono rammentare i nostri morti. Si finisca una buona volta con questi rimasugli di Medio-Evo, che tornano a detrimento della civiltà.

Il Veglione dato al Teatro riuscì alquanto brillante.

Mi perdonino i signori della Società, ma io non posso fare a meno di non disapprovare il barocco addobbo con cui si volle abbellire il Teatro.

Le danze si protrassero animate fino alle cinque del mattino”.