Amarcord. La bettola di Servilio e la Nestor

Amarcord. La bettola di Servilio e la Nestor

Inizi ‘900: si comincia a parlare seriamente di calcio e nella bettola di Marsciano nasce un’idea che dura ancora

A Milano la Gazzetta dello Sport festeggia l’ottavo compleanno. A Saint Louis la fiera campionaria passerà alla storia come la terza Olimpiade dell’era moderna. Sarà anche l’unica, insieme a quella di Atene del 1896, senza la presenza di atleti italiani.

A Castello delle Forme i bronzi trovati in una tomba etrusca vengono prima nascosti e poi venduti ad un antiquario di Firenze. Il Genoa batte 1 a 0 la Juventus e vince il sesto scudetto. Cinque le squadre iscritte al campionato. Genoa e Juventus sono giunte in finale superando Andrea Doria Genova, Milan e Torinese. A Marsciano l’assessore Antonio Sereni costringe alle dimissioni il sindaco Giovan Battista Battaglia accusandolo di essersi messo sulla via dei debiti.

E’ il 1904 e un gruppetto di giovanotti discute di una moda che comincia a diffondersi nelle città più grandi. Parlare di sport vero e proprio è ancora prematuro. L’idea corrente è soprattutto quella di preparare buoni e validi soldati per la guerra. Nell’animata discussione si parla di dare vita ad una società sportiva che possa cimentarsi nel podismo, nei giochi ginnici e magari in quelle pericolose corse che uomini coraggiosi affrontano a cavallo di un attrezzo montato su due ruote.

Notizie dal Nord Italia dicono che sta prendendo piede anche il “foot ball”. In una delle ultime pagine della Gazzetta dello Sport del 26 dicembre 1904 appare uno strano annuncio. “Gli amatori del giuoco del pallone potranno, durante le buone giornate invernali, divertirsi e allenarsi in questo elegante e classico sport rimanendo sempre a loro disposizione allo Sferisterio di Porta Sempione il noto pallonaio Pietro Berardi e il giocatore Caravagno”.

Qualche giorno dopo la discussione si sposta nella bettola di Servilio Cocchieri, quella fra il municipio e vicolo delle Donne. Fuori comincia a far freddo e la maggior parte degli avventori è appollaiata attorno al grande focolare che occupa tutta la parete di destra. Al tavolo più lontano quattro distinti signori sembrano presi da chissà quali affari. Stanno cercando il nome da dare ad una nuova società. Qualche curioso allunga l’orecchio. Dopo una buona mezz’ora, e qualche litro di vino, la questione coinvolge mezza bettola. “Abbiamo il Nestore, perché non la chiamate così?” suggerisce uno. Un amico lo zittisce. Ma i quattro sembrano come folgorati. “E’ una buona idea”. Alla fine, per non chiamarla come il fiume, decidono che va bene “Nestor”. Nessuno di quei pionieri avrebbe mai immaginato che quella piccola storia sarebbe durata tanto.