Biodigestore di Olmeto, che fare? M5S preoccupato sul futuro

Biodigestore di Olmeto, che fare? M5S preoccupato sul futuro

Si è tornato a parlare dell’annosa vicenda del biodigestore di Olmeto nell’ultimo incontro del Consiglio Regionale dell’Umbria visto che i consiglieri regionali Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari (Movimento 5 Stelle) hanno presentato, durante la seduta di question time, la propria interrogazione a risposta immediata che chiedeva di “sapere se la Giunta intende intervenire per accompagnare il Comune di Marsciano, nel più breve tempo possibile, allo smantellamento definitivo del biodigestore di Olmeto e al ripristino dei luoghi, dando finalmente risposte concrete ai cittadini, in particolar modo fornendo un chiaro cronoprogramma e le relative modalità di intervento, rispettando finalmente le regole che, a garanzia di tutti, presidiano ambiente e salute”.

“Ad oggi – ha ricordato Liberati illustrando l’atto ispettivo – benché sia stata disposta da circa quattro anni la chiusura definitiva dell’impianto, si deve constatare che non è stato fatto nulla per porre rimedio alla situazione. In particolare, le lagune di stoccaggio contenenti materiale potenzialmente inquinante sono ancora piene, nonostante lo spandimento in fertirrigazione della parte liquida e, ancor più grave, non è mai stata avviata una procedura di smantellamento dell’impianto con ripristino dello stato dei luoghi”.

Liberati, dopo aver ripercorso tutte le tappe della vicenda ha ricordato che “un anno fa c’è stato un incontro tecnico in Regione finalizzato a illustrare i risultati della convenzione siglata tra il Dipartimento di ingegneria civile e ambientale dell’Università di Perugia e il Comune di Marsciano, per la ‘Consulenza tecnico scientifica per la messa in sicurezza dell’impianto di digestione anaerobica di Olmeto’, valutando le attività successive e conseguenti. Era emersa la improcrastinabile necessità di mettere in sicurezza i tre silos in lamiera, ‘visto il loro contenuto e vista l’impossibilità di mettere in atto opere provvisionali di contenimento’. La Regione, pertanto dispieghi immediatamente i suoi poteri, surrogando l’inerzia delle istituzioni e mettendo finalmente in sicurezza l’impianto”.

L’assessore Cecchini ha risposto che “già nel 2010, con delibera della Giunta regionale, fu assegnato un finanziamento di 240mila euro per procedere ai primi interventi ritenendo che laddove si fosse intrapresa la strada della dismissione dell’impianto, questo non poteva avvenire senza porsi il problema dei laghetti e di come svuotare i reflui all’interno degli stessi. Da allora c’è stato un lavoro approfondito per capire la natura dei reflui all’interno dei laghetti poiché la normativa nazionale prevede che se il contenuto viene classificato ‘rifiuto’ c’è un procedimento, se classificato ‘non rifiuto’ il procedimento è diverso. Insieme al Comune di Marsciano è stato stilato un cronoprogramma, perfezionando un atto approvato nel 2010, dando la possibilità di avere maggiori terreni a disposizione per l’utilizzo agronomico del digestato, attraverso la fertirrigazione. Coscienti che lo svuotamento dei laghetti e la risoluzione della problematica dell’impianto è competenza dell’Amministrazione comunale e non della Regione. Pertanto, in data 9 maggio il Comune ha comunicato alla Regione l’inizio delle operazioni di svuotamento dei biodigestori della Sia, successivamente, con comunicazioni del 22 maggio e 14 luglio, il Comune ha comunicato l’inizio delle operazioni di smaltimento”.

Liberati si è dichiarato “non soddisfatto” della risposta dell’assessore perché, ha detto, “non ho ascoltato un chiaro cronoprogramma. È stata soltanto citata una delibera e questo non rappresenta un riscontro rispetto alla nostra domanda. Emerge che l’assessore non ha contezza del cronoprogramma richiesto”.

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