Covid e vacanze? La risposta  da 8 giovani architetti

Covid e vacanze? La risposta da 8 giovani architetti

Il progetto è di 8 architetti che hanno studiato insieme e tra loro c’è anche una giovane san venanzese. E’ la risposta ecosostenibile, flessibile e a misura d’uomo agli scomodi moduli in plexiglass

Come sarà la vita al mare nell’estate della pandemia? Una domanda a cui guarda con preoccupazione tutto il settore turistico, che è fra i più colpiti dai provvedimenti di distanziamento che ha imposto l’arrivo dell’emergenza Covid. Sono infatti gli spostamenti, il viaggio ad essere messo in discussione in ogni sua forma. Nei giorni scorsi ha suscitato molte polemiche il progetto che prevedeva box in plexiglass di 4,5 metri per lato proposto per l’imminente stagione estiva sulle spiagge. Appare di certo impensabile potersi godere una giornata al mare all’interno di vere scatole di plastica.

E’ proprio da questo concetto, rinchiudere l’uomo all’interno di un oggetto, stare ancora al “chiuso” dopo la quarantena, che si sviluppa il progetto ideato da un gruppo di otto giovani architetti, tra i quali anche una ragazza san venanzese, che si conoscono durante gli studi all’Università di Firenze. Dopo essersi laureati, ognuno ha intrapreso il proprio percorso professionale fra la Toscana, l’Umbria e la Germania, ma la voglia di progettare insieme non li ha abbandonati e così hanno deciso di tornare uno accanto all’altro per aiutare il nostro paese in questo momento così difficile.

Nasce così #E-stateInSicurezza: un progetto che si sviluppa su tre concetti chiave che gli architetti considerano basilari per poter coniugare il vivere un’estate piacevole, ma in estrema sicurezza. In particolare poi gli autori sottolineano come un altro dei punti cardine della proposta sia la flessibilità della stessa, adattabile ad ogni tipo di situazione: un progetto che nasce per le spiagge, ma che risulta comunque realizzabile anche per altre situazioni e attività che saranno comunque condizionate da questa pandemia che ha investito il mondo. Ecco i punti basilari da cui nasce #E-stateInSicurezza degli architetti Andrea Favilli, Antonio Giannetti, Caterina Ghelli, Mirco Guasti, Lavinia Guicciardini Salini, Lucio Innocenti, Tommaso Laezza e Consuelo Rellini, originaria di San Venanzo.

Flessibilità – Il progetto si basa sulla divisione in tre macroaree: ingresso, spiaggia e mare. Un ingresso che vede aree principali: pagamento, bar e soprattutto igienizzazione sia in entrata che in uscita. In spiaggia, ombrelloni divisi da corridoi a unico senso di percorrenza, definiti da pareti di corde che delimitano, ma non separano. All’interno delle file, il distanziamento viene garantito da un sistema di pallet che fungono anche da sedute, o da contenitori ornamentali per il verde. Lo schema modulare e la tipologia di materiali selezionata fanno sì che il progetto possa essere adattato a stabilimenti balneari di ogni tipologia e dimensioni.

I materiali utilizzati sono di basso costo, facilmente reperibili, personalizzabili e in alcuni casi anche riutilizzabili. Si potranno utilizzare anche materiali già a disposizione come l’arredamento, rendendo necessario investire solo nella separazione degli spazi. Il concept è improntato alla semplicità delle strutture, in modo da limitare al minimo il supporto di manodopera specializzata. Proprio grazie alla sua modularità e alla facile reperibilità dei materiali, il progetto intende venire incontro alle esigenze di velocità e facilità di realizzazione. Basterà applicare la griglia di base standard all’area a disposizione per individuare gli spazi da designare agli ombrelloni e quelli per la circolazione.

SICUREZZA – E’ il fulcro centrale: la priorità nello sviluppo del concept è stata quella di garantire il rispetto delle norme vigenti, ma evitando di erigere barriere. Il rischio di contagio si evita con l’installazione di arredi e strutture, che però si integrano nel paesaggio garantendo sicurezza e libertà di movimento.

SOSTENIBILITÁ – I materiali selezionati sono il legno per la struttura centrale e i pallet, la corda per la delimitazione dei corridoi e, facoltativamente, la canapa: un tessuto naturalmente antibatterico. Nell’intento di perseguire un’idea di sostenibilità ambientale ed economica, il concept prevede materiali facilmente intercambiabili e reperibili localmente in tutte le regioni italiane. L’utilizzo di materie prime “povere” e, in parte, di riuso riduce notevolmente l’impronta ecologica del progetto, sia in fase di realizzazione, sia in fase di smaltimento.