Emergenza sangue: lettera aperta di Avis Marsciano

Emergenza sangue: lettera aperta di Avis Marsciano

A tutti i lettori, donatori e non

scrivo questa lettera per condividere con Voi alcune mie riflessioni su noi donatori di sangue e la nostra evoluzione in questi ultimi decenni.
Poche sere fa, durante il Consiglio della nostra Associazione, sentivo raccontare di un tempo, quando i donatori erano come orologi nel donare, rispondevano ad ogni chiamata o ad ogni appello, mentre oggi purtroppo non è più così – molti donano una volta, qualcuno due e poi basta, ritrovandoci dopo due anni a doverli cancellare dal libro soci.

I motivi? Mi sono posto diversi interrogativi, la nostra Associazione, me per primo, non fa abbastanza, è poco presente, poco attenta alle esigenze dei donatori, i Centri di Raccolta Sangue non sono efficienti, creano lunghi tempi di attesa…non è facile capire le cause e trovare una soluzione giusta per tutti. Ciò, però, non significa che il sangue non serve e sopratutto non giustifica chi smette solo per quanto scritto sopra. Se si smette di donare il sangue non si fa un torto all’Avis (non c’è una graduatoria alla fine dell’anno che premia chi ne fa di più) o ad un Centro di Raccolta: se si smette di donare si fa un torto solo a chi sta male.

Ultimamente ho poi notato che la solidarietà viene fuori solo nei casi di emergenza e allora per noi un’eccezione diventa la regola, come fu per il terremoto di un anno fa e la corsa a donare mandando in tilt il sistema – Vi ricordo che il terremoto dello scorso anno fece solo vittime e a loro purtroppo il sangue non serviva più.

Allora perché non facciamo che la regola sia:
– “donare tutti” – ovviamente chi può, per chi non può e per chi ne ha bisogno;
– “programmare la donazione” – in modo di evitare lunghe tempi di attesa, rispettando ovviamente le esigenze di tutti;
– “donare periodicamente”.

Non ci sarebbero più emergenze, le scorte basterebbero a soddisfare le esigenze in quelle zone che momentaneamente devono sospendere le donazioni (vedi oggi Roma e Anzio) e sopratutto potremmo aiutare i nostri amici che stanno male, senza il tam tam degli sms, perché avrebbero sempre a disposizione il sangue. Parlo di “regola” ma in realtà è solo “buon senso” e allora perché non provare a metterlo in pratica sempre e senza che qualcuno ce lo ricordi?

Immaginiamo di trovarci in un letto d’Ospedale e che il dottore ci dica che bisogna rimandare l’intervento perché non ci sono scorte di sangue sufficienti, o non possono farci una trasfusione perché manca la sacca: beh non potremmo prendercela con la sanità o con lo Stato che fa i tagli, dovremmo prendercela solo con noi, perché ricordiamoci sempre che solo noi possiamo donare il sangue e non lo facciamo come si deve.

Ho concluso, mi scuso per il tempo che Vi ho fatto perdere, ma spero che queste mie parole facciano riflettere un po’ tutti, anche chi non è ancora un donatore e ringrazio chi continua a donare.

Umbrico Mauro – Presidente Avis Marsciano

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