F2M Confezioni: gli ex dipendenti sul piede di guerra

F2M Confezioni: gli ex dipendenti sul piede di guerra

“Troppo vecchi per trovare un altro lavoro, troppo giovani per andare in pensione”. Lo ripetono alcune delle donne licenziate (una ventina) lo scorso 3 luglio dalla F2M Confezioni. 

In ballo c’è anche la mancata riscossione di somme dovute per il lavoro prestato fino al momento dei licenziamenti. Nell’accordo sottoscritto dai rappresentanti dei dipendenti e dall’azienda gli arretrati dovevano essere pagati entro il 20 agosto 2013 “compatibilmente con gli incassi previsti dal piano finanziario”. 

La cosa che non va giù ai dipendenti licenziati è che dal 20 agosto in poi, non solo non hanno avuto le somme spettanti, ma nessuno ha loro comunicato nulla. “Neanche i sindacati”, dicono con una buona dose di malumore. Solo venerdì mattina i rappresentanti della F2M hanno comunicato che salderanno gli arretrati e consegneranno le buste paga a partire da giovedì prossimo. 

Constatato l’andamento delle cose, gli ex dipendenti sono molto preoccupati per il secondo punto dell’accordo sottoscritto che prevede, per le competenze di fine rapporto (Tfr), “il pagamento a partire dal 15 ottobre 2013 in 15 rate costanti”. In ballo, secondo le stime degli oltre 20 licenziati, ci sono circa 500mila euro. Al di là di come andrà a finire con gli arretrati e il Tfr la cosa che più rende drammatica la loro situazione riguarda il futuro. “Finiti i tre anni di mobilità, cosa facciamo?”, si chiedono con parole miste di rabbia e preoccupazione.

La “fine” del loro rapporto con la F2M è iniziata nel 2011. “Era per la precisione il 19 maggio”, conferma una delle dipendenti. L’azienda annuncia che il lavoro scarseggia e i costi non sono più sostenibili. Il 2 luglio 2011 scatta la cassa integrazione in deroga e dal 2 luglio 2012 la cassa integrazione speciale. A rotazione lavorano una mezza dozzina di dipendenti. Lo scorso 20 giugno parte la lettera di licenziamento a partire dal 3 luglio 2013 indirizzata a 21 operai e 5 impiegati. 

Tra le altre cose la F2M scrive che “l’unica possibilità, pur minima, per la continuità della azienda è esclusivamente di far produrre all’esterno i ridotti volumi, che non giustificano una struttura produttiva in serie, eliminando e ridimensionando i reparti collegati per i minori volumi. L’azienda proseguirà con la realizzazione di un ridotto campionario e commercializzazione del prodotto”.