Gli autori di Overdose si raccontano #2

Gli autori di Overdose si raccontano #2

Torty, alias Filippo Rosati, parla del suo amore per la musica, il teatro e il nuovo brano

Quella che segue è l’intervista (sintetizzata e arrangiata per la lettura) fatta a Filippo “Torty” Rosati. Potete invece trovare la registrazione integrale dell’intervista in calce alla notizia. Inoltre, potete leggere e/o ascoltare qui l’intervista a Stefano “Frast” Livi

L’abitazione di Filippo Rosati è calda ed accogliente. Le stanze sono ampie e rilassanti. Tanto che il mio primo istinto è fare una gran dormita sul loro allettante divano. Lui, invece, è carico di energia.

Si sfila le scarpe, mi sorride ed inizia a parlare di sé con sicurezza, come leggesse un testo già scritto. Eppure, a volte, arrossisce.

Ho il piacere di intervistare uno degli autori di Overdose: Filippo Rosati, in arte “Torty”.

Si. Abbreviazione di “Tortellino”. Però Tortellino è troppo brutto…

Da dove nasce il soprannome?

È iniziato quindici anni fa. Mi stavano chiamando delle persone, ma io non le ho sentite finché non si sono inventati questo nome dal nulla. In quel momento mi sono girato.
All’inizio era un peso, ma dalle superiori ci ho fatto l’abitudine.

E l’hai fatto pubblicamente tuo. Pensi di aver trasformato un punto debole in uno di forza?

Si.

La musica. Ormai è da anni che ti esibisci cantando. Come è iniziato tutto?

Facevo il primo superiore a Todi. Un mio compagno di classe aveva una piccola band, i Medea, con altri nostri amici. Due di loro hanno poi formato il gruppo indie Conse, a cui auguro il meglio.
La primissima volta che ho usato il microfono è stato quando gli ho proposto, praticamente per scherzo, di fare insieme Seven Nation Army dei White Stripes.
E dire che all’inizio ero diffidente nell’andare a sentire le loro prove, perché non facevano il mio genere, ma jazz…hard rock…blues…erano sul genere rock.

A te cosa piaceva?

Io ascoltavo pop commerciale e house. Stando con loro ho iniziato ad allargare i miei orizzonti, soprattutto verso il rock degli anni Sessanta-Settanta.
La mia principale voce di riferimento è Roger Plant dei Led Zeppelin.
Per quattro anni ho cantato con la band dei Medea, poi sono stato in altre band, tra cui gli Shiny Disco Ball, che fanno disco, e i Black Dream, di genere rock, blues, hard rock e progressive, con i quali canto tuttora.

E cerchi di portare avanti tutte le band?

Tutte no, perché sono impegnato anche con il teatro, l’altra mia passione. Non riesco a fare tutto.
Però cerco di andare sempre oltre i miei limiti e lo farò finché non sentirò di averne abbastanza.

Hai spaziato tra diversi generi, dicevi…

Competo con me stesso per mettermi alla prova. Sono un autodidatta, ma lavoro in sala prove giorno dopo giorno e ascolto di tutto.
Ancora sono alla ricerca di un mio stile personale.
Con Sognando il mare mi ha un po’ influenzato il reggaeton, ma con Overdose non mi sono sentito influenzato da altri generi.

Hai anche nominato il teatro

Dicevo ai miei genitori di voler fare l’attore sin da bambino. È una passione che porto avanti.
Ho collaborato con Roberto Biselli, direttore del Teatro Di Sacco, con Beppe Chierici del Teatro Arciliuto, che mi ha formato anche nel carattere, ma soprattutto Francesco Torchia del Teatro di Liminalia: è mancato lo scorso anno, ma gli devo il grazie più grande per avermi fatto iniziare durante le superiori.
Nell’ultimo anno ho infine scritto con Riccardo Cocchieri uno spettacolo (Don Giovanni e il castigo divino, NdR) che vedrà la luce a breve.

Qual è la maggiore motivazione che ti spinge a cantare e recitare?

La passione del cantare per cantare. All’inizio chiudo gli occhi e immagino un foglio bianco di fronte a me. Mano a mano si crea una forma sul foglio. E quella forma è ciò che provo quando canto. Una trasposizione di un’altra dimensione che non ha nulla a che fare con il mondo reale: una in cui sono libero di dire e fare ciò che penso e mi piace. Un mondo bellissimo, a mia immagine e somiglianza. La mia speranza più grande è trasmettere ciò che sento dentro a chi mi ascolta.
La maggior parte delle volte ci sono riuscito, da ciò che mi dicono.
In quel momento riesco ad essere felice con me stesso.

In Overdose com’è stato trovarti davanti alla telecamera?

Mi piace. Mi piace tantissimo. Era la prima volta, ma mi sento più naturale del solito. Mi diverte tantissimo.

Tu scrivi i tuoi testi. Quali sono le tematiche che affronti?

Si, in Overdose la mia parte l’ho scritta io. Non il ritornello, quello è del Frast.
I temi sono famiglia, che amo, l’amore in generale, non solo quello per una ragazza e…la vita. Quello che io sono e che ho vissuto fino ad oggi. Sono testi personali.

Cosa volevi dire con la tua parte di testo di Overdose?

Un’accusa all’amore di oggi, per come è spesso inteso oggi, troppo dietro uno schermo. Il contatto è la prima cosa e occorre darsi i tempi giusti per vedersi, uscire, conoscersi.

Raccontaci il tuo apporto al brano

Non mi reputo né scrittore, né cantante, né attore, benché aspiri ad essere tutto questo. Per ora ci provo.
Frast è stato il talent scout che mi ha cercato. Mi ha chiesto se mi interessava partecipare a un progetto. La base già c’era. Io ho portato la mia parte di testo e cantato in modo che si adeguassero al brano.

Sognando il mare era un po’ una “paraculata”: volevamo far ballare Marsciano, regalargli qualcosa.
Con Overdose, in quattro-cinque mesi di lavoro, cercavamo una cosa diversa. C’è stata una crescita e ci sarà ancora.

Con le prossime spazieremo ancora. Intanto abbiamo trovato uno scopo. Il Frast ha messo insieme una squadra di persone a cui voglio bene, con cui condivido lo stesso entusiasmo e lo stesso scopo.

Prima di concludere: che valore dai al tuo look?

(Ride) No, conta zero. L’apparenza non ha importanza per me.

Tuoi punti deboli su cui vorresti lavorare?

Tanti…Ho poca autostima, paura se piaccia o meno ciò che faccio, paura di non essere all’altezza e di apparire. Non mi vergogno, ma le paure ci sono.
Al di fuori delle mie passioni lo studio mi resta pesante, ma per il resto mi piace lavorare sodo, notte e giorno.

Cosa c’è in cantiere per il futuro?

Stay tuned…Restate sintonizzati!

Ascolta “Intervista a "Torty"” su Spreaker.