Gli autori di “Overdose” si raccontano

Gli autori di “Overdose” si raccontano

In questa prima “puntata” Stefano “Frast” Livi parla di freestyle, amore e di sapersi buttare

Quella che segue è l’intervista (sintetizzata e arrangiata per la lettura) fatta a Stefano “Frast” Livi. Potete invece trovare la registrazione integrale dell’intervista in calce alla notizia.

Incontro Stefano Livi e Massimiliano Scarelli in un bar. Sono pronto a fare una dura critica della loro canzonetta, questo insulso pop commerciale da giovincelli senza valori né idee quando, purtroppo, Frast mi offre un fagotto. Sono a digiuno da dieci ore e lo accetto.
Ovviamente resto incorruttibile, ma non posso fare a meno di notare l’innata classe del mio salvatore. Così alto, elegante, sensibile…Nonché il miglior rapper vivente nel raggio di un metro intorno a me.

Dopo avergli lustrato le scarpe e implorato per un autografo, procedo con le domande scottanti.

Iniziamo con le dovute precisazioni: ti davo circa ventisei anni, ma ne hai trenta. Inoltre, sei sulla scena locale da anni, insieme ai tuoi fratelli, Game Over e Sincro…

È stata un’evoluzione. Loro erano legati all’ambiente dell’hip hop. Io ho iniziato a scrivere testi in rima già nel 2008, ma ero più improntato alle poesie, che però accartocciavo e buttavo subito, perché non le reputavo ancora al giusto livello quando le rileggevo. Lavoravo in un ristorante e quando un cliente diceva una parola mi allenavo mentalmente a fare rime dentro l’argomento che mi esprimeva quella parola.

Un’abilità creativa interessante. Cosa ascoltavi?

Autori underground e poco conosciuti a livello commerciale: per esempio gli OneMic, con Raige, Rayden ed Ensi, come anche Mistaman, DJ Shokka, Frank Siciliano e Ciacca…
Poi, dato che vedevo molte battaglie di freestyle, prendervi parte, dal 2009, è stato automatico. Facevano scontri fino ad arrivare al livello nazionale. A me non piaceva però il freestyle troppo preparato e slegato dal contesto…

Cosa intendi per “preparato”?

Intendo dire non improvvisare davvero. Memorizzare precedentemente un minuto di offese in rima generiche, anziché farle mirate verso la persona che ho di fronte in quel momento. A me piaceva sapermi adattare alla situazione in tempi brevi.
Quando in poco tempo devi trovare la risposta giusta e darla al ritmo giusto è un grande esercizio. Ma ora l’indirizzo che ho preso è diverso. Ho smesso anche perché il freestyle toglie molto tempo, quanto meno a livello mentale.
E, sebbene molti la critichino, io mi sono fatto trasportare dalla trap. Credo che sia un passo avanti: è uno stile differente, dipende dall’uso che ne fai. Se la schifi a priori, magari è perché hai ascoltato quella sbagliata.

Il tuo sguardo, crescendo, come pensi sia cambiato?

Per me il freestyle era un modo per scaricare lo stress. Mi sentivo un’altra persona. La tranquillità è arrivata poi nel tempo. Crescendo credo tutti facciano un riepilogo degli ultimi anni e si modellano dicendosi cosa si è fatto bene e cosa male.
Il rap aiuta a sfogarsi e conoscersi.

Cos’è che ti ha fatto prendere questa direzione musicale?

Sono cambiati i miei gusti. Però ascolto da sempre di tutto. Tanto nu metal, per esempio, anche se non è nelle mie corde vocali. Lo canto anche perché libera ed è bello provare cose diverse, anche per sperimentare.

Hai imparato a conoscere il tuo stile

Secondo me bisogna anche sapersi indirizzare e trovare il proprio limite. Capire qual è la cosa che ti riesce davvero bene.

Credo che ogni ascoltatore possa recepire cose diverse da una stessa canzone. Per te cosa rappresenta ciò che dici in Overdose?

Io ho parlato di quello che ho provato anni fa. Sono quattro anni che non sono fidanzato e per scelta. Quello che provo qui è l’amore quando diventa inutilmente complicato. È l’ossessione. È il vedere chi domina e chi viene dominato.
Nelle strofe volevo dare una durezza al passo con i tempi. Non è più l’amore di una volta, non è vissuto a pieno, ma lasciato a metà.

Cosa significa per te “essere sulla scena”?

Avere un riconoscimento da altri artisti che sono già presenti e riconosciuti a loro volta come tali.
Ci sono ragazzi che stanno iniziando ora e vengono a chiedermi consigli.

Ti trovi bene di fronte alla telecamera?

Mi trovo bene, ma ho ho anche chiesto a Nicola di non apparire nel video. Meno compaio meglio è. Rivedendomi sono più efficace in cose statiche e concettuali. Forse non voglio che il video crei il mio personaggio e distragga dalla musica.

Cosa ne pensi del rapporto tra videoclip e musica?

Entrambi devono essere ai massimi livelli.
Addirittura a me non è mai piaciuto ascoltare una canzone prima del video, perché ti fai un’idea diversa di ciò che l’autore volesse dire.
Se una canzone sta meglio con il video deve uscire insieme. Non sminuisce la musica, anzi.

La base musicale come incide?

In base alla velocità e suoni della base, io scrivo differentemente. In una base più lenta, per esempio, scrivo più di concetto, se è più veloce mi viene festoso…per me è importante che l’artista cambi alcuni aspetti del suo lavoro, pur rimanendo sempre se stesso.

Qualche domanda stupida: quanto conta per te il look da 1 a 10?

Molto! Diciamo che può essere considerato in modo superficiale, ma se mi chiedessi: “preferisci vedere un barbone o una bella donna?”, mi diresti una bella donna, no?

Serve per farti notare?

Si. È anche uno specchietto per le allodole, per dire: “Ti aspettavi altro?” e poi sorprenderti se arrivi a conoscermi. Poi è chiaro che parto un po’ di testa colorandomi la testa. Sono schiribizzi, come farmi un piercing o un tatuaggio, ma non sono queste le cose che ci differenziano.
Secondo me è il carattere che ci differenzia.

Oggi pensi di essere più onesto e sincero, musicalmente, con te stesso?

Quanto mai prima. Penso si possa cambiare rispettando anche quello che si è fatto in precedenza.
E sento Overdose come il meglio che ho fatto. Finora.

Progetti futuri?

Per me uscire dall’Umbria, ma non per la fama, quanto per il riconoscimento. Facendo sempre meglio credo che un po’ ci toccherà, prima o poi.

A breve termine conto di allargare la squadra.
Ad esempio ora abbiamo una sorta di manager che ci sta sponzorizzando, Angelo Marcacci, un ragazzo del ‘97 che si è proposto per occuparsi della nostra immagine social. Anche se ovviamente ai fan rispondo io direttamente!
Inoltre, voglio promuovere la politica del fare e del non criticare fino a se stesso. Se si vuole criticare, bene, ma per fare, proporre.

Buttatevi.

Di seguito l’audio integrale dell’intervista…buon ascolto

Ascolta “Intervista a Frast” su Spreaker.