I bimbi colorano il mondo in nome dell’inclusione

I bimbi colorano il mondo in nome dell’inclusione

Venerdì 13 aprile si è svolto nell’Aula Magna di Palazzo Murena, sede centrale dell’Università di Perugia, il Convegno “Disabilità, identità, storie. Dal farsi da parte, al farsi progetto di vita” che ha visto la partecipazione di studenti, docenti e personale dell’Ateneo di Perugia, oltre che di operatori dei servizi socio-sanitari, insegnanti, educatori, famiglie, funzionari e dipendenti degli enti locali.

L’evento è stato organizzato dalla professoressa Laura Arcangeli, Delegata del Rettore per i servizi agli studenti con disabilità e con DSA, che ha evidenziato la difficoltà, ancora oggi, di accogliere, sia nelle politiche, sia nelle culture, sia nelle pratiche, la sfida in termini di autodeterminazione di ciascuno di essi. E’ necessario riflettere sulle condizioni che favoriscono le loro possibilità di sperimentarsi come attori della propria esistenza, ovvero di esigere il diritto di decidere e, quindi, di agire in funzione della qualità della propria vita.

Sono state affrontate le molteplici problematiche relative alla costruzione di un progetto di vita da parte delle persone con disabilità attraverso il racconto e l’approfondimento di esperienze e buone pratiche. Queste ultime sono state illustrate al pubblico presente, nella sessione poster nella quale, tra le scuole di ogni ordine e grado selezionate, era presente anche la scuola dell’infanzia di Via Orvietana del 1° Circolo di Marsciano, che ha presentato il poster dal titolo ”Di un mondo a colori noi siamo i creatori!”.

L’idea è nata dalla necessità di sviluppare, sin dalla prima infanzia, atteggiamenti di fiducia, responsabilità e stima reciproca, soprattutto per creare un gruppo: attraverso il lavoro di gruppo questi bambini hanno imparato a conoscersi e, pian piano, anche a stimarsi.

“Gli obiettivi che ci siamo posti sono stati quelli di imparare a rispettare le opinioni degli altri, di collaborare per raggiungere uno scopo comune e anche di contribuire al lavoro con le proprie caratteristiche e la propria unicità, coinvolgendo tutti i bambini, a cominciare da quelli di tre anni”, raccontano le responsabili delle classi.

“Il lavoro – continuano Donatella Salinetti e Beatrice Lucconi – ha prodotto dei cambiamenti. Si verificano infatti, con minor frequenza, atteggiamenti di esclusione e/o di emarginazione. Bambini che faticavano ad emergere, ora cercano di contribuire con le loro opinioni; alunni che venivano emarginati per alcuni tratti della loro personalità, ora sono più coinvolti. Il lavoro è ancora lungo, il passare all’essere un vero gruppo richiede un impegno costante anche nel futuro”.

Utilizzando la metafora della navigazione in barca a vela, espressa dal professor Michele Capurso, (UniPg) nel suo intervento al convegno, si può dire che una società grande o piccola che sia – in questo caso una scuola o una classe – può essere vista come un equipaggio che può lavorare in armonia o con qualche lite e la navigazione può avvenire velocemente o lentamente. In barca a vela è necessario avere un leader, capace di motivare la sua squadra, di gestirne i punti di forza. Il bravo leader assegna alle persone il ruolo giusto. La barca, a dispetto di tanti imprevisti, può così raggiungere delle mete.

“Spesso – concludono le educatrici – bisogna saper prendere la decisione in poco tempo, il che rende fondamentali le capacità di problem solving e visione strategica per mantenere la propria posizione per arrivare primi al traguardo! Quale traguardo? Quello della creazione di un mondo a colori”.

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