I lavoratori marscianesi #2

I lavoratori marscianesi #2

La calma del commesso, la precisione del trattorista

Dei giovani lavoratori ci raccontano le loro esperienze professionali in una serie di interviste. Oggi è il turno di Airi Pietracito.

Airi, attualmente che lavoro fai?

Sono un commesso e addetto alle consegne in un negozio di enologia. Abbiamo un laboratorio analisi, facciamo assistenza e altro. Io, nello specifico, mi occupo del servizio alla cantina, cioè di tutto ciò che serve per la produzione, per quanto riguarda le attrezzature o altro.

Non ti servono competenze particolari riguardo al vino

Non da sommelier, comunque. Però un po’ ne so e continuo a imparare.

Da quanto lo fai?

Da questa estate in modo fisso, ma era da tre anni che lavoravo saltuariamente con la stessa azienda. Lavoro dalle 8:30 fino alle 13:00 e poi dalle 15:00 fino alle 18:30-19:00, ovviamente con un po’ di elasticità in base alle esigenze. Essere elastici credo sia molto importante.

Perché?

Chi non sa adeguarsi fa molto più fatica. La sento come una caratteristica che ho sempre avuto. È un bene essere elastici, se poi in cambio ti viene dato ciò che è giusto.

Parlaci delle tue esperienze precedenti

A 21-22 anni ho avuto il mio primo lavoro come bracciante agricolo guidando i trattori. L’ho fatto per un anno e mezzo. Dopodiché sono entrato in un negozio di agricoltura. Servizi per vigneti, uliveti, giardinaggio…Anche se in modo differente sono rimasto sempre nel settore.

Avevi a che fare con l’agricoltura già precedentemente, quindi

Si, da sempre. Ho fatto l’Agraria a Todi ed essendo cresciuto in campagna ho sempre avuto da fare con la terra. Quando sono andato a fare il trattorista sapevo già farlo ed è stato quindi facile.

Il commesso, invece, è stato un po’ più difficile.

Perché?

Ho dovuto imparare molte cose lavorando. Soprattutto il rapporto con il cliente.

Parlare con le persone per rappresentare bene un prodotto e vendere correttamente era qualcosa che non avevo mai fatto. Poi, con qualche consiglio e tanta pratica sono migliorato molto.

Inoltre riparavo attrezzi agricoli, come motoseghe, decespugliatori o quant’altro.

Un po’ già lo sapevi fare da autodidatta

Si. Per questo è venuto da sé che iniziassi a farlo anche al lavoro. All’inizio l’assistenza veniva fatta in un’officina poco distante. Poi abbiamo preso l’iniziativa e, grazie anche a dei corsi di formazione che ho seguito, abbiamo iniziato a occuparcene noi.

Per quanto l’hai fatto?

Per sette anni, dopo di che mi sono spostato sul lavoro attuale. Dove è tutto più dinamico: in particolare viaggio molto, perché qui non aspetto i clienti, ma sono io che vado da loro.

Che consigli daresti a chi sta iniziando un percorso simile al tuo?

Per chi vuole fare il trattorista, prima di tutto, che non è un lavoro che si può improvvisare. Consiglio di essere precisi e non far mai calare l’attenzione: la peggiore situazione che si possa presentare è che il trattore si ribalti. A me per fortuna è capitato solo che si fosse bucata una ruota o si incastrasse nel fango.

Occorre dunque non solo saper uscire rapidamente dai problemi, ma soprattutto prevederli per evitarli.

Qual è stato l’impatto della quarantena sul tuo lavoro?

Con la chiusura dei ristoranti il vino si è venduto poco e le cantine fanno pochi acquisti. Io stesso ho lavorato meno e siamo in una fase di incertezza.

Tuttavia mi trovo molto bene e spero che si ricominci a lavorare al meglio. Per quanto ci riguarda siamo fiduciosi sulla ripresa.

Avevi altri sogni nel cassetto da ragazzo?

No, mi sono sempre visto proiettato nell’agricoltura. E poi ho un mio uliveto. Per curarlo ci vuole impegno e passione, oltre che tempo, ma lo faccio volentieri.