Per Fratelli d’Italia il questionario sull’omofobia è una tortura

Per Fratelli d’Italia il questionario sull’omofobia è una tortura

Parlano senza mezzi termini di tortura Roberto Consalvi e Manuela Taglia, del coordinamento comunale di Fratelli d’Italia, e lo fanno in relazione al questionario divulgato dal Dipartimento di Filosofia dell’Università di Perugia e indirizzato a ragazzi di terza media e di quarta superiore di 54 scuole umbre prese come campione. L’intento del professor Federico Batini, ideatore e promotore del test, era quello di “studiare il fenomeno dell’omofobia, del razzismo, del bullismo e dell’intolleranza nelle scuole”, come appare chiaro in molte interviste apparse sulla stampa nazionale. Peccato che da qui all’etichettare il tutto come progetto “Gender” il passo sia stato veramente breve.

Consalvi e Taglia, che nel titolo del comunicato stampa rilasciato, forse a causa di un lapsus, parlano di “questionario omofobico”, tacciano le domande del questionario di “qualunquismo sconcertante e pericoloso, in quanto indagano l’omofobia attraverso luoghi comuni e stereotipi, istituendo collegamenti con le posizioni politiche e di fede religiosa degli studenti”. In realtà il test, da effettuare in forma del tutto anonima, chiede solo in avvio l’orientamento religioso degli alunni, non diversamente da quanto fanno altri questionari, e non crea nessuna correlazione tra fede ed omofobia, ma semmai cerca di comprendere se questa esista.

Tra i punti maggiormente criticati, però, spicca quello dove si chiede l’orientamento sessuale e l’opzione “asessuale” suscita ovviamente le ire di una certa area politica, della quale si è fatto portavoce, non senza posizioni imbarazzanti, il senatore leghista Pillon. Asessuale, che per Fratelli d’Italia sarebbe sinonimo di Gender (ma che in realtà in italiano sarebbe da tradurre con un più asettico “genere”), sarebbe solo il primo passo di “un bombardamento ideologico”, così lo definiscono, che tracima nelle domande sulla percezione della donna. Per Consalvi e Taglia sono inaudite le domande del tipo “Quando una donna ha indotto un uomo a dichiararsi, generalmente tenta di mettergli il guinzaglio” oppure “Gli uomini sono incompleti senza le donne”, ma a ben vedere sono “affermazioni” (purtroppo molto attuali) alle quali si chiede di dare un voto così da poter sondare l’opinione dei ragazzi in merito.

Lo stesso dicasi per la sezione riferita all’omosessualità e l’orientamento di genere: “L’omosessualità è un disturbo psicologico”, “L’omosessualità è una forma di sessualità inferiore”, “Sento che non ci si può fidare di una persona omosessuale”, “Trovo che il movimento omosessuale sia una cosa positiva”, “La legalizzazione dei matrimoni dello stesso sesso smantellerà i principi su cui si fonda la società”, “Una donna lesbica può essere un buon genitore”.

A riguardo è molto interessante l’articolo “La vera storia del terribile questionario “gender” sull’omofobia in Umbria” apparso una settimana fa per rispondere alle posizioni del catto-leghista Pillon, nel quale ci si chiede se fare delle domande e chiedere di dare delle opinioni possa essere una pratica “omosessualizzante”.

E proprio di “indottrinamento ideologico” parlano anche i coordinatori di Fratelli d’Italia definendolo “sconvolgente e raccapricciante, figlio di una regione da troppi anni sotto regime”. “Riteniamo indispensabile – proseguono – combattere ogni forma di discriminazione tra cui anche quelle a sfondo sessuale, ma certe domande rivolte a studenti di terza media sono a dir poco inopportune”.

“Esplicitare l’obiettivo di iniziative non direttamente attinenti alla didattica” è quello che chiedono per il futuro ed invitano “tutti i genitori a firmare all’inizio di ogni anno scolastico il consenso informato promosso dal Comitato Art. 26”

Una stoccata infine alle associazioni del mondo Lgbt, ree di aver preteso dal Consiglio Regionale Umbro l’approvazione delle “norme contro le discriminazioni e le violenze di genere determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere” insieme ad un emendamento per lo stanziamento di € 40.000,00 di soldi pubblici. “Non a caso il Sindaco Todini ha sottoscritto lo scorso 20 settembre il Protocollo Omofobia come portavoce di tutta la Zona Sociale 4, seguendo il diktat della Presidente Marini” accusano i due coordinatori.

“La nostra speranza – concludono – è che i dirigenti scolastici di tutti gli istituti coinvolti non sottopongano gli studenti a tale “violenza” psicologica, a costo di attuare ogni azione utile a far si che ciò non accada”.

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