“Italia zona protetta”. Il nuovo DPCM del 9 marzo

“Italia zona protetta”. Il nuovo DPCM del 9 marzo

Dopo appena 2 giorni il governo rende più stringenti le misure per contenere il contagio da covid-19

Al grido di #IORESTOACASA il Governo – e nello specifico il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte in conferenza stampa – ha deliberato e poi annunciato che le regole, in vigore da non più di 2 giorni, cambiano di nuovo. Non una nuova risposta al Coronavirus, ma una risposta omogenea su tutto il territorio nazionale.

Vengono unificate quindi le disposizioni che all’8 marzo prevedevano zone differenziate e regole diverse tra “zone rosse” e resto del territorio nazionale: non ci sarà più la Lombardia “isolata” e non ci saranno più le 14 province “off limits”, ma “ci sarà l’Italia, un’Italia protetta” in modo più stringente controlli rischio del contagio da Covid-19.

LEGGI IL DECRETO COMPLETO DEL 9 MARZO 2020

“Resto a casa” diventa quindi parola d’ordine fattuale e reale – dopo essere diventata virale sui social –  almeno fino al 3 aprile, al momento “data di scadenza”di queste nuove regole nazionali che prevedono nello specifico:

🔴 limitati spostamenti in tutta italia per contenere la possibilità di contagio

🔴 divieto di fare assembramenti

🔴 scuole e università chiuse fino al 3 aprile

🔴 bar e ristoranti chiusi dopo le 18.00

🔴 centri commerciali chiusi il sabato e la domenica

🔴 chiusi tutti luoghi della cultura e del tempo libero

🔴 sospesi tutti gli eventi

🔴 si ferma lo sport

Con il Dpcm 9 marzo 2020 firmato del Presidente del Consiglio dei Ministri nella tarda serata di lunedì il Governo ha esteso perciò le restrizioni, prevedendo in particolare il divieto di ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico e, di fatto, la sospensione degli eventi e delle competizioni sportive di ogni ordine e disciplina.

La parte forse più impattante per i cittadini, probabilmente anche a livello psicologico, resta quella che prevede spostamenti solo per comprovati motivi di salute, di necessità o di lavoro: attraverso una “autocertificazione” (QUI IL MODULO DEFINITIVO DA SCARICARE) ognuno potrà giustificare gli spostamenti, “ma se ci fosse una autocertificazione non veritiera ci sarebbe un reato”, ha specificato il Presidente Conte.