La denuncia: “Se scoppia un incendio non ci salviamo”

La denuncia: “Se scoppia un incendio non ci salviamo”

Si dice che il più delle volte debba scapparci un incidente – o peggio – perché le cose si smuovano in Italia, ma speriamo davvero che non sia questa l’occasione. La situazione pare di quelle meno complicate del previsto, ma che per lungaggini non ben definite si muovono troppo lentamente perché i cittadini non inizino a provare quel senso di abbandono da parte delle istituzioni che ben conosciamo. Parliamo della zona di Vocabolo Pettinaro dove abita una famiglia che, stufa di sentirsi rispondere picche da chi dovrebbe almeno ascoltare, ha deciso di chiedere un aiuto per far sentire la propria voce, anche a nome e nell’interesse di altre famiglie che lì vicino vivono.

Case costruite tra la zona industriale, l’isola ecologica e gli orti urbani gestiti da signori di buona volontà, la stessa che pare fare difetto al Comune, ai Vigili Urbani e a chi dovrebbe avere a cuore il decoro dei propri terreni. Cittadini che pagano fino a 700 euro di Tari, per ricevere nulla “in cambio”, e che, per contro, tengono in ottimo stato lo spazio di propria pertinenza.

Accade però che intorno alle case la situazione sia ben diversa. Erba altissima dove prima esisteva un addestramento per cani, grandi cumuli di potature di alberi lasciati sotto il sole a pochi metri dalla recinzione dell’isola ecologica (in “compagnia” di quella che sembra essere una vecchia camionetta dei Carabinieri), lamiere e strutture non ben definite che giacciono tra erba secca e piante infestanti. Il tutto condito dal caldo asfissiante di quest’ultima parte di primavera che arroventa e rende tutto arido. Tanti altri piccoli e grandi problemi intorno. Una situazione potenzialmente pericolosa e resa ancor più al limite da un grande pioppo che sovrasta la linea elettrica, distante non più di 3-4 metri, e troppo vicino al serbatoio del metano – quello sì costruito a norma di legge. Per finire pali della corrente fatiscenti e che cadono a pezzi.

Nei giorni scorsi, è stato riferito da chi ha fatto la segnalazione, qualcuno è passato a tagliare l’erba in un campo confinante, ma senza avere l’accortezza di raccogliere gli scarti prodotti. Oltre il danno la beffa, in caso di una sigaretta lanciata dalla strada o di qualche altro innesco accidentale: l’erba sminuzzata, probabilmente, arderebbe ancora meglio.

Possiamo definire almeno legittimi i dubbi degli abitanti della zona. Era davvero necessario mettere alte cataste di potature secche a ridosso dell’isola ecologica? Chi ha lasciato e chi deve togliere quelle lamiere che attirano animali e creano calore a contatto con l’erba ed il terreno? Perché quello che sembra essere un terreno di proprietà comunale non è pulito e arato con la stessa celerità con la quale si chiede il decoro per le vie del centro cittadino?

sdr

“Nessuno ci ascolta”, lamentano gli abitanti della zona. “Se qualcosa o qualcuno innesca un incendio noi non ci salviamo, per questo siamo costretti a bagnare il terreno tutti i giorni con l’acqua del nostro pozzo. Abbiamo scritto al Comune, al sindaco, mandato foto e abbiamo fermato una pattuglia dei vigili”. La risposta è stata “ci segnali con una PEC (posta certificata)”.

Mentre siamo in attesa di morire di burocrazia, una domanda sorge spontanea: serve davvero tanto per fare il bene dei propri cittadini?

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