L’economia marscianese è in grossa difficoltà, come ripartire?

L’economia marscianese è in grossa difficoltà, come ripartire?

L’economia marscianese sta navigando in cattivissime acque: gli ultimi 80 posti di lavoro persi all’inizio di Febbraio vanno ad inserirsi in un contesto già abbastanza drammatico; c’è un tessuto economico non troppo dinamico, legato ancora al cemento ed al mercato immobiliari; in questi anni di crisi gli incontri ed i dibattiti ci sono stati ma all’atto pratico poco si è visto, oltre le chiacchiere.
Il Circolo Sandro Pertini di Marsciano fa una riflessione proprio si questa tematica, su come uscire da questa crisi e sulle prospettive per Marsciano; di seguito il comunicato stampa integrale.

“Da tempo, troppo, lo sviluppo economico della media valle del Tevere sembra essersi fermato. “Marsciano Produce” con le sue aziende in mostra lungo il centro storico di Marsciano costituisce ormai un debole anche se suggestivo ricordo.
Eppure la nostra città è stata per anni il maggior attrattore occupazionale del territorio regionale;erano i tempi in cui la politica esercitava forti impulsi verso le imprese locali ed il tessuto imprenditoriale rispondeva positivamente,forte dell’antica trazione produttiva che ha sempre saputo riconvertirsi, creando nuove gemmazioni economiche.
Viene da chiedersi se questo lungo periodo di congiuntura economica negativa sia figlia unica di una crisi globale o se alcuni fattori endogeni non permettano alle aziende locali di agganciarsi al locomotore della ripresa. Eppure a Marsciano si è fatto tanto anche in termini di infrastrutture:si pensi ad esempio all’interporto ferroviario o allo studio sui modelli di microeconomia condotto dallo staff del prof. Grasselli, solo per citarne alcuni.
Ricorderemo tutti alla fine di ottobre 2015 la giornata di ascolto organizzata dall’amministrazione comunale a cui parteciparono tra le tante GrifloFlex, GMP, Sidernestor, ma anche le aziende Presystem e Clam, le quali denunciarono con forza lo stato di crisi che già da sette anni subivano.
L’assessore Chianella quel giorno parlò di Social Housing per un milione e cinquecento mila euro da impiegare nell’edilizia e promise che da lì a qualche mese sarebbero stato definite le aree di intervento, altri spiegarono che era possibile adottare linee di protezionismo nei capitolati per affidare legalmente gli appalti della ricostruzione e di efficientamento energetico degli edifici e riqualificazione delle strutture, il tutto si sarebbe tradotto in occupazione e nuovi appalti per le nostre imprese oltre alla ricostruzione che già da allora si presentava come imminente. Tanta carne al fuoco di cui stiamo ancora aspettando l’opera.
Ci accorgiamo chele nostre aziende sono deboli,sempre più deboli finanziariamente e la mobilità dei prestatori d’opera è un aiuto consistente, ma non aggiunge lucidità e nuovi obiettivi alle aziende in cui essi lavorano, inutile raccontarci della difficoltà di risanare aziende in crisi finanziari di cui i loro asset non vengono valutatati minimamente dal sistema bancario, eppure sappiamo benissimo che del buona parte del nostro patrimonio territoriale è legato indissolubilmente alle aziende locali anche solo per il fatto che li delle persone svolgono parte della loro vita.
Allora un pensiero va al vincolo paesaggistico nel nostro nord: è giusto continuare a mettere paletti alzare barricate quando non si ha ben chiaro da chi dovremo essere attaccati visto che la nascita a fronte della mortalità imprenditoriale è pari allo zero? Forse non abbiamo perso il nostro miglior tempo a disposizione accanendoci contro futili situazioni senza di colpo ferire, rischiando di creare come conseguenza inutili quanto dannosi gravami burocratici che renderebbero ancora più impermeabili le aree di insediamento produttivo nei nostri territori in termini di accoglienza e sviluppo di nuove realtà imprenditoriali?
Occorre ripensare il tutto, collegare i fili economici e sociali che al momento sono staccati,ma possiamo farcela,e chi promette o è ben informato,altrimenti taccia”.