Lega. Quel protocollo è un diktat di PD, gay e lgbt

Lega. Quel protocollo è un diktat di PD, gay e lgbt

“La sottoscrizione, da parte del Sindaco del Comune di Marsciano del Protocollo attuativo della L. Reg. 3/2017 (omofobia e gender) anche in qualità di Comune Capofila della zona sociale 4 , lascia veramente l’amaro in bocca. Questa decisione, di chiarissima matrice ideologica, è certo riconducibile ai diktat della Governatrice dell’Umbria Catiuscia Marini la quale – in totale e stridente contrasto con il parere negativo espresso da autorevolissimi rappresentanti istituzionali come il Prefetto di Perugia e quello di Terni , il Comandante della Legione dei Carabinieri , il Rettore dell’Università di Perugia e infine la Dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale – ha deciso di portare avanti questa discutibilissima iniziativa. Questo protocollo, che peraltro è in contrasto con la stessa Legge Regionale di cui dovrebbe rappresentare attuazione, di fatto consente alle associazioni gay e lgbt di intervenire nel processo educativo e formativo scolastico dei nostri figli.”

Queste le parole e la posizione della sezione marscianese della Lega che, per bocca del segretario locale Ferdinando Piazzoli e di Francesca Mele, affianca i colleghi di partito tuderti nella polemica sulla firma del protocollo per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni in ragione dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere.

La Lega Marsciano nello specifico punta il dito sul famigerato ruolo che avrebbero “le associazioni gay ed lgbt nel processo educativo e formativo degli studenti”. Immancabile il riferimento alla teoria gender, una sorta di complotto non-si-sa-bene-ordito-da-chi che punterebbe all’omologazione sociale ai gusti e costumi delle suddette associazioni. Identità sessuale (in pericolo) ed educazione sessuale (promiscua) sono sventolate qui come spauracchi all’interno di una società che sarebbe sull’orlo di una crisi nazional-omosessuale, a causa di un fantomatico “intervento coercitivo da parte del pensiero di una minoranza”.

La santa alleanza PD-lobby gay-lgbt sarebbe, ovviamente, spettatrice interessata (e la sola felice) in questo complotto, mentre genitori e famiglie sarebbero ben contrari a veder “impartire ai propri figli lezioni riguardo l’identità sessuale a scuola, soprattutto da parte di chi del proprio orientamento sessuale ha fatto una bandiera da sventolare in ogni possibile occasione”. Insomma, la Lega punta tutto sul mantenere come “prerogativa principale dei genitori” l’intervento “in un ambito tanto delicato”. E ci mancherebbe altro.

C’è da aggiungere però che le “Norme contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere”, delle quali questo protocollo dovrebbe essere l’attuazione o almeno la ratifica non dicono nulla di tutto ciò. Nella sezione “Interventi delle Aziende unità sanitarie locali e dei servizi socio-assistenziali e socio-sanitari in materia di orientamento sessuale ed identità di genere” (art. 6) si parla di “Aziende unità sanitarie locali e servizi socio-assistenziali e socio-sanitari” che con proprio personale dovrebbero promuovere e assicurare “adeguati interventi di informazione, consulenza e sostegno per rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone di accettare ed esprimere il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere”; di sostegno “nei confronti dei genitori per aiutarli ad esercitare il loro ruolo di educatori”; di “forme di collaborazione con le associazioni che operano in materia di contrasto alle discriminazioni e alle violenze determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere per le finalità di cui ai commi 1 e 2 (i precedenti, ndr), nonché per promuovere iniziative di elevato rilievo sociale sui temi della discriminazione”. Nessun complotto. Nessuna secondo fine di stampo gender.

Per concludere. La Lega Todi aveva ravvisato nella firma in sé il problema della questione: una firma, a loro dire, affrettata e non condivisa. La Lega Marsciano se pur “contesta radicalmente questo modo di agire”, pone l’accento più che altro sulla “netta e decisa contrarietà ad ogni forma di intromissione nel processo educativo”, travisando abbondantemente il contenuto della legge regionale 11 aprile 2017.

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