Marsciano non è un paese per ciclisti

Marsciano non è un paese per ciclisti

“Se vai a piedi fai del bene a te e all’ambiente”: questa scritta campeggia su diversi cartelli informativi intorno al centro storico di Perugia e la bontà dell’iniziativa è lapalissiana. Ma i ciclisti? A Perugia, così come a Marsciano, non è affatto facile girare in bicicletta e godersi la bellezza del territorio che ci circonda e questo non fa certo bene né all’ambiente né, tantomeno, a chi vorrebbe farsi un bel giretto in santa pace sulle due ruote. Veniamo al problema: uscire di casa alle 8 mattina e rientrare qualche ora dopo e con svariati chilometri sulle gambe, rintontiti dalle pessime condizioni delle strade che tutti i giorni, invece, facciamo bellamente in auto. Buche, crepe nell’asfalto, parti di strada che cedono creando dislivelli incredibili, con tombini incassati in 15 cm d’asfalto; banchine impraticabili; automobilisti che non rispettano stop, rotonde, precedenze; strade molte volte lasciate all’abbandono con zero segnaletica stradale. Insomma: nessuna politica di sviluppo per il cicloturismo. Una giornata di relax può facilmente trasformarsi in qualcosa di negativo: l’Italia, evidentemente, oltre a non essere un paese per giovani, ormai non è nemmeno un paese per ciclisti.

Nel 2012, alcuni di voi se lo ricorderanno, si scatenò una campagna social a favore di quanti usano la bici come mezzo di trasporto abituale o occasionale: il #salvaciclisti ebbe una eco incredibile sui maggiori organi di stampa e su tutti i canali di informazione ma, alla fine, pochi risultati. Le cifre nude e crude impressionano molto e molti, ma in concreto fanno poco: Repubblica, per esempio, riportava come negli ultimi 10 anni fossero 2.556 i ciclisti morti in Italia (il doppio che in Inghilterra) e soprattutto come la bicicletta, da mezzo di trasporto green, si trasformasse spesso in una roulette russa, con il rischio di mortalità quasi tre volte superiore a quello delle auto (parametro di 2,18, contro lo 0,78 delle auto e lo 0,67 dei camion).

La mappa del territorio marscianese con strade non adatte ai ciclisti è lunga e probabilmente quelle che vanno verso il nord del comune sono le più pericolose: andare o tornare da Cerqueto è un terno al lotto; lo stesso dicasi per Spina o Mercatello; la strada Papiano Stazione-Casalina è un colabrodo, mentre quella di Castello delle Forme pare rimasta al medioevo, ma molte altre potrebbero essere inserite nella lista.

Il cicloturismo purtroppo non è quasi mai visto come un’opportunità in questo paese e, salvo al nord e in altri rari casi, si punta poco su di esso, come avvenuto ad esempio nella tratta della vecchia ferrovia Spoleto-Norcia: il territorio marscianese con i borghi da attraversare, le colline da ammirare e il panorama mozzafiato della “strada della collina” (solo per fare un esempio) potrebbe avere chance di successo in questo senso. Basterebbe, magari, crederci un po’ di più!

Serve segnaletica adatta; serve lungimiranza e magari un po’ di coraggio; occorre magari una mappatura delle aree interessanti dal punto di vista turistico-ciclabile; occorrono strade decenti e sicure. Non sappiamo onestamente quali impedimenti vi siano, ma sarebbe così difficile “bonificare” le banchine stradali con l’erba alta un metro e mezzo per far spazio a piste ciclabili sicure? Quegli spazi vanno puliti e per farlo servono macchinari, operai e soldi. Una pista ciclabile, dove non transitano tir o mezzi pesanti, difficilmente si degrada come una strada normale e potrebbe essere quindi un investimento, a breve termine, sulla sicurezza delle persone e sulla appetibilità del territorio. O no? Dite la vostra.