Moschea. Lo scontro continua

Moschea. Lo scontro continua

Nel torneo senza fine a chi ha l’ultima parola nella discussione intorno al Centro Culturale Islamico, si è giocata una partita importante in sede di Consiglio Comunale, durante il quale è stata respinta una mozione presentata dalla destra, di natura prettamente urbanistica, ma è passato a larghissima maggioranza un documento che prevede lo stop all’ipotesi Ammeto, ma conferma la volontà di trovare una soluzione a Marsciano seguendo regole, diritti e doveri ben precisi.

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Chi ha vinto dunque in questa partita? Probabilmente il risultato migliore lo ha portato a casa l’associazione culturale islamica marscianese, che ha visto riconosciuto il proprio diritto a richiedere un luogo di culto, di aggregazione e socializzazione migliore di quello attuale.
Difficile dire che la destra abbia vinto o perso in toto. Da una parte il grande clamore suscitato dalla vicenda ha portato voti e consenso a Forza Italia e Fratelli d’Italia, partiti attorno ai quali molti cittadini si sono stretti, ma che adesso sembra debbano svicolarsi dalla corrente leghista, molto più intransigente e dura sulla questione. Almeno a parole.

Se la mozione verteva apertamente sul problema urbano del progetto “moschea” all’Ammeto, “zona più volte da noi dichiarata non idonea ad accogliere tale struttura” dichiarano i referenti, la Lega ha però candidamente ammesso che il progetto per loro è irricevibile per qualsiasi quartiere o frazione del comune. “Per noi non si tratta di razzismo, ma di politica territoriale che fa pienamente capo al Consiglio Comunale” ripetono Pilati e Borzacchiello (FI) prendendosi anche il merito per “una discussione molto partecipata dai cittadini, che non si sarebbe mai aperta senza il nostro apporto”. Resta  il dubbio su cosa accadrà quando verranno proposte eventuali nuove zone e quali saranno le posizioni.Una divergenza di vedute che non è passata inosservata. Il PD, ad esempio, non ha tardato a dire la sua. Sull’incattivirsi della discussione “tutto il centrodestra ha gravi responsabilità politiche e si sta giocando la leadership interna per il prossimo mandato: da un lato la Lega con posizioni retrograde, violente, del no a prescindere e dall’altro Forza Italia che con l’astensione in Consiglio comunale al documento ha voluto marcare una netta distanza dalla Lega, riconoscendone indirettamente la bontà”.

Una bontà, però, che il centrodestra osserva dal suo punto di vista, sottolineando, per esempio, come lo stesso documento sia in realtà “più restrittivo della mozione”. “Afferma una inidoneità più estesa del territorio di Ammeto – sottolinea Francesca Borzacchiello – che ora dovrebbe essere completamente escluso da ogni opzione, anche se con questa amministrazione il condizionale è d’obbligo”. Di altro tenore il parere degli esponenti Dem, che nel documento vedono “un punto alto di mediazione”. “Oltre ad affermare l’impegno di trovare un luogo adatto”, il Pd si attribuisce il merito di aver inserito “elementi di integrazione e controllo”, come l’accettazione del patto nazionale per un islam italiano da parte della locale associazione islamica. Punto sul quale anche Marsciano Civica e Riformista plaude le parti in causa.

Dal canto suo anche Pilati vuol vedersi riconosciuto il merito per aver inserito nel documento la parte che recita: “il Consiglio Comunale si impegna ed impegna il Sindaco e la Giunta a rendere vincolanti e giuridicamente esigibili le statuizioni della convenzione, oltre eventuali ulteriori condizioni che dovessero emergere dai lavori dell’eventuale Comitato di Gestione”. “Ogni impegno del Patto nazionale per un islam italiano – spiega il consigliere – oltre quanto emergerà dai lavori della costituenda commissione, dovrà essere giuridicamente vincolante” così da essere una garanzia di serietà per i marscianesi ed un vincolo non negoziabile al nostro ordinamento giuridico per la comunità islamica. Secondo Pilati, inoltre, due erano i documenti da richiamare nel testo e da far sottoscrivere all’associazione islamica marscianese, ovvero la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e la Carta Costituzionale. Questa mancanza “ha precluso il mio voto favorevole”, spiega il giovane avvocato.

Uno scontro di vedute che in questi mesi si è riversato sulla cittadinanza e che ha diviso il paese in “pro-centro culturale” e “no-moschea” (perché anche le parole, nella lotta politica così come nella realtà, fanno la differenza). E se per il Pd “comunità divise sono meno sicure di comunità unite”, la destra ribadisce ancora una volta a gran voce le ragioni del no, sancite dalle oltre 1200 firme raccolte da una petizione popolare.

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