Panichi non si ferma. Dopo l’epico Terminillo arriva sulla Gazzetta

Panichi non si ferma. Dopo l’epico Terminillo arriva sulla Gazzetta

Luca Panichi dopo Blockhaus, Grossglockner, Tonale, Stelvio e tante salite in giro per l’Italia scala (di nuovo) il Terminillo e finisce sulle pagine della Gazzetta. Difficile non conoscere un personaggio del genere, del quale parlammo in occasione della scalata dello Stelvio nel 2012  e che ricevette la cittadinanza onoraria di Marsciano  nello stesso anno: ex ciclista dilettante (ma mai aggettivo fu più inappropriato) cadde vittima di un incidente in bici, come tanti appassionati di questo magnifico sport. A differenza di molti, però, non si perse d’animo e iniziò a scalare tutte le salite che la vita gli poneva dinnanzi: con una determinazione non facile da trovare in giro ricominciò a pedalare, stavolta con le mani, in “sella” alla sua carrozzina di carbonio e a scrivere pagine stupende di sport. Alla fine anche la Gazzetta se ne è accorta e dopo l’epica scalata del Terminillo di ieri, valevole per la Tirreno Adriatico, e avvenuta sotto una bufera di neve, l’asso perugino delle salite è sbarcato sule pagine del quotidiano sportivo più amato d’Italia. Ecco l’articolo per intero.

L’abbiamo incontrato a Pian de Rosce, sulla salita del Terminillo, a 8 km dall’arrivo. Si era fermato un attimo, poi Luca ha ripreso a salire. L’abbiamo rivisto al traguardo, sotto la neve. In mezzo ai corridori della Tirreno-Adriatico. Loro in bici, lui in carrozzina, spinta soltanto con la forza delle braccia. Luca Panichi è l’altro vincitore della tappa del Terminillo. Umbro di Magione, 45 anni, ex dilettante, ha avuto un grave incidente in gara nel 1994. Ma non si è lasciato abbattere. E con il suo amore per lo sport dimostra dove si può arrivare, ogni giorno, nella vita quotidiana, nonostante la disabilità. L’anno scorso ha scalato lo Zoncolan al Giro d’Italia in meno di sei ore, ma nel suo palmares ci sono anche il Gavia e lo Stelvio.
Oggi negli ultimi metri ha avuto un compagno d’eccezione, Alessandro Vanotti, il bergamasco dell’Astana compagno di stanza di Vincenzo Nibali. Così Vanotti racconta l’incontro: “Salendo, sotto la neve, l’ho visto in carrozzina e l’ho riconosciuto perché ho letto il nome sulla maglia. E allora gli ho urlato “sei un grande”. Non lo conosco di persona, ma di fama, so chi è. E anche quando siamo scesi con il furgone e l’ho visto a bordo strada, ci siamo fermati, ho tirato giù il finestrino e gli ho fatto i complimenti”. Panichi sulla maglia porta pure il nome di Marina Romoli: un altro simbolo di chi non vuole arrendersi, mai.