Pedaggio E45. A conti fatti, per pagarlo, dovremo vendere l’auto

Pedaggio E45. A conti fatti, per pagarlo, dovremo vendere l’auto

Qualcuno la chiama E/45, altri ancora la definiscono ancora E7, pare però che tra non molto si chiamerà “autostrada”. Molti, in questi giorni, la definiscono più semplicemente “furto”: saprete tutti che il futuro, a quanto pare molto prossimo, prevede un “project financing” per la modernizzazione della tratta Orte-Ravenna, arteria di grande viabilità che interessa in massima parte la nostra regione. Questo progetto necessita del coinvolgimento, quasi obbligato visti i tempi di vacche magre, di investimenti privati e questo comporta, di riflesso, la logica dell’immediato guadagno da parte degli stessi: è qui che le cose si complicano per l’utente medio, umbro, italiano, o straniero che sia.

Tempo fa si urlava da più parti l’indignazione per un’opera da molti ritenuta, se non proprio inutile, almeno quanto mai carica di dubbi: a dicembre dello scorso anno anche i politici si muovevano per difendere i diritti dei cittadini  umbri ma poi, come spesso accade, la vicenda è sfuggita di mano ed ora pare proprio che saranno gli stessi cittadini umbri, quelli che usano l’unica arteria viabile decente della regione, a pagarne le conseguenze. E pagarne le conseguenze significa ovviamente pagare il pedaggio. Gli investitori privati che mettono risorse in questa grande opera viaria, infatti, hanno recentemente espresso il loro parere sul congruo pedaggio che l’automobilista dovrebbe pagare per usufruire della cara e vecchia E45: 15 centesimi e rotti di euro per le autovetture, poco meno di 30 per i veicoli pesanti. E la popolazione ringrazia. Premesso che ancora i giochi non sono fatti e nulla è deciso (i politici continuano a strapparsi i capelli per questa proposta e giurano battaglia) molti organi di stampa hanno intanto fatto i conti in tasca agli umbri e i risultati lasciano poco scampo alla fantasia. Noi cerchiamo di farli per i marscianesi…

Il primo caso che vorremmo prendere in considerazione è la classica tratta Marsciano-Perugia che interessa non solo lavoratori, ma anche studenti universitari e semplici visitatori del capoluogo. Costo della tratta (andata-ritorno): 6,15 euro, che arriva a poco più di 120 euro al mese per un pendolare considerando 20 giorni lavorativi. La stessa tratta costerebbe ben 12 euro al giorno per un autotrasportatore…

Altro caso. Marsciano-Terni: un automobilista si ritroverebbe a pagare 8,77 euro per il solo viaggio di andata, mentre un mezzo pesante sarebbe salassato con un conto pari a 17,15 euro. Per arrivare ad Orte dovreste aggiungere rispettivamente 1,92 e 3,74 euro. Se voleste andare verso nord paghereste 11,27 euro per Città di Castello e 26 per Cesena (22 e 50,88 euro per un povero conducente di mezzi pesanti). 

Ora dovete considerare che per arrivare a Trento, passando per il Verghereto, oggi si pagano poco più di 20 euro di autostrada (A1+A22); per Napoli ne spendereste 18,90; per Firenze 6 tondi tondi: come è possibile anche solo pensare di salassare gli automobilisti con queste tariffe? E le aziende? Se anche i residenti dovessero poi essere esentati, cosa comporterebbe applicare certi prezzi ad una tratta viaria tanto importante per l’Umbria, che è già di per sé una regione “discretamente” isolata? Dite la vostra e vediamo cosa ci riserverà il futuro…