Rifugiati politici a Marsciano, il centrodestra all’attacco

Rifugiati politici a Marsciano, il centrodestra all’attacco

Poche settimane fa vi avevamo parlato del nuovo arrivo a Marsciano di richiedenti asilo politico che vanno ad aggiungersi ai 9 già presenti nel marscianese  e che rientrano nel progetto di accoglienza portato avanti da ARCI insieme agli enti locali.

Il Centrodestra marscianese va all’attacco su questo tema, dicendo che i fondi a disposizione sono pochi e che bisogna pensare prima al sistema Italia e non ai rifugiati politici.

“Mare Nostrum è stato un fallimento – si legge nel comunicato stampa – milioni di euro al mese investiti su uno strumento che, nato per gestire una emergenza, è diventato un ponte verso l’Europa (tra i primi mesi del 2013 lo stesso periodo 2014 c’è stato un aumento dell’823%); L’Italia è la nazione che paga il prezzo economico più alto (tra i 10 e i 14 milioni di € al mese), sottraendo risorse ai suoi cittadini e residenti ed agevolando clandestinità e organizzazioni criminali che da questa tragedia umanitaria traggono profitto. Poco importa se i soldi sono del Comune, della Regione o dello Stato, sono sempre soldi versati dai contribuenti con tasse al limite dello strozzinaggio”.

“La decisione di mantenere in piedi progetti di ricerca, assistenza e salvataggio è in capo allo Stato italiano – prosegue la nota – e l’unico modo per mettere fine ad un programma così oneroso e mal strutturato è quello di cominciare a far capire a Roma che non c’è più la disponibilità dei territori a recepire nuove persone; in questo senso chiediamo alla Amministrazione marscianese di revocare la disponibilità del nostro Comune ad accogliere in futuro ulteriori richiedenti asilo”.

“In un momento critico come quello che stiamo attraversando tutti gli strumenti economici di cui disponiamo devono essere utilizzati per sostenere i nostri giovani, le nostre famiglie e tutte le imprese in difficoltà per permettere al “Sistema Italia” di ripartire – afferma il Centrodestra marscianese in questa nota stampa – In questa ottica la massima precedenza dovrebbe essere data ai cittadini italiani, che dovrebbero accedere in via privilegiata alle graduatorie. L’Unione Europea, purtroppo, non ci consente di ricorrere al criterio della cittadinanza, perché si ritiene che violi il principio della libera circolazione delle persone. Si può, tuttavia, impiegare al criterio della residenza; è possibile attribuire un punteggio di graduatoria in base agli anni di residenza: tanto più sono gli anni da cui si risiede nel territorio tanto più alto sarà il punteggio. Questo meccanismo potrebbe essere applicato a molti strumenti, primo tra questi l’assegnazione delle case popolari. Con questo metodo si riesce, di fatto, a dare la precedenza a chi è un membro attivo della comunità”.