Sisma 2009: dubbi e critiche sulle norme per la ricostruzione pesante

Sisma 2009: dubbi e critiche sulle norme per la ricostruzione pesante

Dopo quasi tre anni e mezzo dal terremoto che investì il marscianese – e in particolare la frazione di Spina – sembra finalmente che qualcosa si stia muovendo; ma a che prezzo? L’uscita delle direttive tecniche sulla ricostruzione pesante, ossia delle procedure e delle modalità per l’accesso ai contributi, solleva non poche perplessità, specie in seno all’amministrazione marscianese. I primi a avanzare dei dubbi sono stati i consiglieri Cristian Mattioli e Marco Velloni che hanno fatto notare, per mezzo di una nota fatta pervenire alla nostra redazione, alcune difficoltà e incongruenze.
La prima è sui tempi di presentazione delle domande unitamente alla presentazione dei progetti: cinque mesi nei quali vanno presentate entrambe. Presentare due documenti assieme diventa rischioso poiché se ci fossero problemi a livello di progettazione, o burocratici, si rischierebbero ritardi ancora più importanti, visto che subito dopo andrebbe redatta la graduatoria (altri due mesi a disposizione di Regione e Comune per adempiere al lavoro): i firmatari della nota si pongono quindi una domanda sulla fattibilità della procedura. “Chi avesse problemi parziali nel progetto rischia la perdita, anche parziale del contributo, oppure il ritardo nella compilazione della graduatoria, o ancora la retrocessione nelle stessa?”
Secondo il parere dei due consiglieri sarebbero diversi i tecnici che avrebbero suggerito alle istituzioni una soluzione diversa. “Per prima cosa si dovrebbero dividere i tempi in questa maniera: 2 mesi per la presentazione delle domande poi, una volta costruita la graduatoria, altri 2 o 3 per la presentazione dei progetti per poi procedere, a progetti approvati, alla realizzazione dei lavori, anche senza aspettare la scadenza definitiva visto che, con la domanda accettata, il diritto è acquisito”. Alla luce della normativa vigente si rischierebbe, secondo i due consiglieri, di vedere le prime cantierizzazioni non prima di Febbraio 2014, in un tempo quindi troppo lungo visti i disagi degli sfollati e le esigenze delle imprese. Invece nella soluzione avanzata come alternativa, in 4 o 5 mesi potrebbero partire i cantieri di coloro i quali presentano priorità particolari come portatori di handicap e famiglie di anziani. Queste regole valgono oltretutto, solo per coloro che sono soggetti ad ordinanza di inagibilità totale, mentre invece per chi è soggetto ad inagibilità parziale ci sarebbero da attendere ulteriori 4 mesi.
Altro punto spinoso preso in considerazione dalla nota a doppia firma, sarebbe quello della divisione in UMI (Unità Minime di Intervento) del centro storico di Spina, dopo che è stata approvata la proposta della Regione di dividere il paese in sole tre UMI; quando in precedenza ne erano state paventate addirittura cinque o anche di più. “Dividere il Castello di Spina in soli tre blocchi e, conseguentemente, formare tre soli consorzi significa – secondo Mattioli e Velloni – costringere i cittadini a una serie di complicazioni gestionali e burocratiche assai più impegnative: di contro, se si fosse optato per una maggiore frammentazione del territorio, si sarebbero potuti superare questi problemi. Una cosa è mettere d’accordo dieci famiglie altra, è mettercene venti o venticinque”. A tal proposito riportano prontamente il caso, analogo, di Sellano dove, dopo il sisma che coinvolse il piccolo paese, si decise di optare per piccole unità (anche di soli 3 proprietari). Scelta, quella, saggia e utile a snellire le questioni burocratiche, oltre che a consentire a quante più imprese possibili di poter partecipare alla ricostruzione: è in questa direzione che si inserisce anche una proposta del comitato “Quindici Dicembre”, sottoscritta da molti proprietari, volta ad ottenere l’aumento del numero delle unità ad almeno quattro. Concludono i consiglieri: “anche noi lavoreremo in questa direzione., sia in consiglio Comunale che presso la Regione Umbria, perché si cambi direzione”.