Su Concorsopoli la CGIL tace. Rubicondi tuona

Su Concorsopoli la CGIL tace. Rubicondi tuona

Anche la CGIL dice la sua sullo scandalo “Concorsopoli” che ha terremotato il Pd regionale e la sanità umbra – e chissà dove porterà ancora – ma non lo fa attraverso le parole dei dirigenti o una nota sindacale ufficiale, bensì per bocca del marscianese (lavorativamente, sportivamente e politicamente parlando) Rossano Rubicondi. Un attacco durissimo quello del sindacalista frattigiano del Direttivo CGIL Perugia, che dimostra grinta non solo sul tatami dove è maestro e campione affermato, ma anche e soprattutto quando si parla di diritti dei lavoratori. Rubicondi infatti lamenta il silenzio totale da parte della più grande organizzazione di massa che dovrebbe tutelare i lavoratori, oggi ridotta al ruolo di inutile “scimietta che non parla”. Un comunicato tutto da leggere, che difficilmente resterà inascoltato.

Nel marasma generale della politica Umbra, mentre sta crollando un intero sistema di mala gestione del potere con a capo i vertici del PD, c’è la più grande organizzazione di massa, che dovrebbe rappresentare i suoi 110 mila iscritti umbri che resta in silenzio.

Eppure di argomenti sindacali nell’inchiesta “concorsopoli” ce ne sono a sufficienza in quanto si parla di lavoro; di aspiranti lavoratori truffati perché scavalcati da altri lavoratori “sponsorizzati” dal PD; di sanità e della sua qualità ed efficienza; della Presidente della Regione Umbria che si è dimessa e con la quale fino al giorno prima della “bomba” CGIL CISL e Uil volevano sottoscrivere un altisonante e fuori tempo massimo “Patto per il Lavoro e la Crescita.”
L’unica cosa che la CGIL si è “augurata” in un comunicato stampa è stato un imbarazzante “che le persone coinvolte possano dimostrare la propria estraneità ai fatti”
Poi il vuoto pneumatico.

Neanche la foto del segretario generale della Funzione Pubblica CGIL sul Corriere dell’Umbria con la didascalia “la cgil non manca” al banchetto è riuscita a smuovere la granitica organizzazione che delle “tre scimmiette” ha deciso di essere quella che non parla, perché udito e vista funzionano perfettamente.
E la CGIL Nazionale? Neanche un commento pubblico.

Come membro del Direttivo Provinciale della CGIL di Perugia, dopo tre giorni di spasmodica quanto inutile attesa di dichiarazioni ed interventi da parte del gruppo dirigente, di richiesta di convocazione dell’Assemblea o di poter avere dei chiarimenti da parte del Segretario Generale Filippo Ciavaglia, semplicemente ignorati, ho deciso di uscire pubblicamente per dare voce a tutti gli iscritti che come me sono sconcertati dal comportamento della propria organizzazione.

La CGIL deve dire pubblicamente che è disgustata da quanto emerge dall’inchiesta “concorsopoli” e dal sistema di potere messo in piedi dal PD Umbro per favorire i raccomandati di turno, che metterà in campo tutte le azioni possibili per tutelare i diritti dei lavoratori truffati da questo vergognoso sistema e che la Marini ha fatto bene a dare le dimissioni, anche se in ritardo, perché responsabile politicamente di questo sistema in quanto Presidente della Regione. La CGIL deve dire che tutti gli iscritti alla CGIL coinvolti a vario titolo nell’inchiesta verranno espulsi dall’organizzazione, per tutelare l’immagine del sindacato di Giuseppe Di Vittorio. La CGIL deve dire… E se non dice? Significa solo una cosa: che la CGIL è coinvolta “politicamente” nel sistema di potere voluto dal PD; vuol dire che è un sindacato geneticamente modificato; che chi guida la CGIL in Umbria se ne deve andare.

Neanche il sedicente “nuovo corso”, inaugurato con Landini, segretario nazionale, sembra così diverso: visto il coinvolgimento di un dirigente della sua organizzazione, avrebbe già dovuto chiedere il commissariamento delle strutture umbre.
La CGIL non è dei suoi dirigenti, ma dei suoi iscritti, quindi, subito dopo le feste e la “passione senza resurrezione” di Pasqua, si terrà una assemblea di iscritti CGIL autoconvocati, che dovrà rispondere alla attualissima domanda “che fare?”.

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