Un libro a colazione #14

Un libro a colazione #14

Le domeniche di marzo si tingono di rosa: la mia scrittrice del cuore

Nella carrellata di scrittrici non poteva certo mancare la mia preferita e cioè Virginia Woolf (1882 -1941), donna di sensibilità fuori dal comune che fu anche saggista e critica letteraria spesso fuori dagli schemi, e “Mrs Dalloway” è il romanzo che mi ha fatto innamorare di lei.

Ai tempi del Liceo la Woolf passava per scrittrice sconclusionata e dalla noia mortale (come Joyce del resto) e proprio a causa di questo inconsistente retaggio, l’avevo accuratamente evitata nella scelta delle mie letture. Quando anni fa decisi di compilare un’ambiziosa lista dal titolo ‘Autori che devo leggere prima di morire’, misi dentro pure lei, la complicata Virginia. Più che una curiosità, la consideravo una lacuna da colmare, come una medicina amara da prendere per necessità.

Capite dunque il mio sconcerto nel rimanere folgorata fin dalle prime pagine da quei personaggi che prendevano vita come pensieri più che corpi, sbigottita di fronte al suo stile inimitabile, un romanzo in cui i punti di vista cambiano continuamente e i vari protagonisti della vicenda si alternano nella stessa scena o in scene diverse, arricchendo la prosa con elucubrazioni stati emotivi. Non avevo mai letto niente di simile, e quanto avevo da imparare!

Mi bastarono pochi capitoli per arrendermi alla sua bravura, vergognandomi dei miei sciocchi pregiudizi, e sì, mi meritavo una bella punizione corporale, tipo stare per due ore in ginocchio sui ceci.

La vicenda raccontata nel romanzo si svolge nell’arco di una sola giornata, quella che la londinese Clarissa Dalloway dedica alla preparazione di un ricevimento in onore del marito parlamentare. I pensieri che affollano la sua mente si intrecciano con i ricordi del passato, concatenati in un gioco di associazioni che tirano dentro casualmente o intenzionalmente altre persone. La storia si arricchisce via via di nuovi soggetti che comunicano tra di loro senza mai incontrarsi, unica cosa comune è il trovarsi negli stessi luoghi di Clarissa o far parte del suo passato. Il quadro dipinto aumenta di potenza dopo ogni pennellata, una trama semplice che è un mero pretesto per indagare l’inconscio dei personaggi, scoprire i loro ricordi e inseguire i loro sogni. Le profonde riflessioni in merito al significato della vita, alle cose che contano e alle disillusioni, hanno un rilievo autobiografico, la prosa della Woolf è musicale, per diventare a tratti pura poesia. Voglio darvi un piccolo assaggio:

«C’era da credere che la giornata, la giornata londinese, stesse appena per cominciare. Come una donna che si toglie il vestito di tela a fiori e il grembiule bianco, per adornarsi di celeste e di perle; così il giorno mutava, si levava di dosso ogni ciarpame, si vestiva di garza, si cambiava per la sera; e con lo stesso sospiro d’allegria di una donna che lasci cadere la gonna sul pavimento, anch’esso si liberò della polvere, del caldo, del colore; il traffico diminuì, le automobili sfreccianti, squillanti, si sostituirono all’ingombro dei furgoni; e qui e là tra lo spesso fogliame delle piazze alberate brillava intensa la luce.»

Che dire di più? La Woolf è stata per me una meravigliosa sorpresa e “Mrs Dalloway” il romanzo apripista per la lettura di tutte le altre opere.

Buona lettura da @fg_bookish_life e alla prossima!

Virginia Woolf, Mrs Dalloway, 1925
Genere: esistenziale, flusso di coscienza
Vintage Classic (180 p.)