Un libro a colazione #25

Un libro a colazione #25

Un romanzo con un mix esplosivo di ipocrisia e pregiudizi razziali

Il tema dei pregiudizi razziali è tornato con violenza alla ribalta dopo la morte dell’afroamericano George Floyd, ucciso da un poliziotto bianco. Nell’uso comune la parola razzismo ha ormai assunto un significato che va al di là della discriminazione del colore della pelle, qualificando tutti gli atteggiamenti di intolleranza, disprezzo ed emarginazione per motivi etnici, religiosi, culturali e orientamento sessuale. E il romanzo che stamattina ho scelto per voi è proprio in argomento, il suo titolo è LA MACCHIA UMANA, l’autore è Philip Roth, scrittore che non ha bisogno di presentazioni.

Il romanzo narra la vicenda di Coleman Silk, professore universitario settantenne e ancora piacente, la cui carriera impeccabile è macchiata dall’accusa infamante di razzismo. I fatti narrati sono già tutti accaduti e anche questa volta è Nathan Zuckerman a raccontarceli, impianto narrativo che avevamo già visto in Pastorale Americana.

Succede tutto in una lezione, quando il professore, che è docente di lettere antiche, usa in classe la parola “spooks” (la riporto in lingua originale perché in italiano non renderebbe il giusto senso) per riferirsi a due studenti assenteisti, che mancano fin dalla prima lezione. Il termine nella lingua americana ha due accezioni: la prima – da vocabolario – significa spettri, fantasmi, ed è calzante con la situazione cui si riferisce il professore, la seconda invece appartiene allo slang, ed è un insulto dispregiativo nei confronti della gente di colore. E si dà il caso che i due studenti a lui sconosciuti (perché non ha mai visto) siano proprio di colore. Scoppia dunque lo scandalo.

Scopriamo ben presto che il clamore intorno alla faccenda è solo un pretesto cavalcato dagli accademici dell’Istituto per liberarsi di un collega scomodo, o quanto meno per dargli una lezione e castigare la sua superbia. Tutti conoscono il professor Silk, un tipo brillante, dalla personalità titanica, è oltremodo competente nelle sue materie tanto da far sminuire parecchi colleghi ma è anche arrogante e vero despota. Grazie al potere della sua carica ha licenziato i nullafacenti e avviato un processo di riforma e rinnovamento nel College, verso un’impostazione più dinamica e meritocratica. Proprio a lui si deve l’assunzione del primo docente di colore, quindi l’accusa di razzismo non sta in piedi, piuttosto si tratta di un appiglio punitivo.

Eppure nessuno dei colleghi si schiera apertamente dalla sua parte e Coleman è lasciato solo a districarsi in mezzo alle indagini interne e agli interrogatori-farsa. C’è un colpo di scena, Coleman Silk è troppo orgoglioso, non accetta l’onta subita, e a sorpresa si dimette, ritirandosi in un rabbioso esilio.

Ma la faccenda non finisce qui. Quando due anni dopo il professore allaccia una relazione improbabile ma fisicamente appagante con Faunia Farley, bidella semianalfabeta del campus di trent’anni più giovane, la piccola comunità grida di nuovo allo scandalo e lo attacca nuovamente con accresciuta ferocia. Di nuovo Coleman non intende piegarsi alle regole di una società bacchettona che lo accusa di vivere al di fuori della decenza. Lui è vedovo, lei separata, cosa c’è che non va? La situazione è resa più complicata dall’ex-marito di Faunia, veterano del Vietnam che soffre di disturbi comportamentali.

Molto, molto altro succederà, io vi ho raccontato giusto qualche capitolo, premessa necessaria per farvi incuriosire. Aggiungerò soltanto che un’aura di suspense aleggia nell’intero romanzo, per un segreto che Coleman nasconde e che sarà svelato e chiarito nel finale.

Il romanzo si muove su più piani, la vita del College, la vita privata presente e passata di Silk, le tragiche vicende dei coniugi Farley, la feroce guerra del Vietnam, il sogno americano infranto dal sexgate di Clinton.

Per alcuni critici è il miglio romanzo di Roth, che tocca tutti i temi a lui cari, l’impatto della società sull’individuo, i costumi, le credenze, i pregiudizi, la sensualità e l’erotismo. Mi è piaciuto moltissimo, lo consiglio caldamente, per i personaggi magistralmente descritti, per lo stile pulito e senza fronzoli, per gli spunti di riflessione: un’opera che vale senz’altro la pena di leggere.

Buona lettura da @fg_bookish_life e alla prossima!

Philip Roth -La macchia umana

Titolo originale: The Human Stain, 2000
Genere: denuncia sociale
Einaudi Editore (395 p.)