Un libro a colazione #4

Un libro a colazione #4

C’è un segreto dietro quella porta chiusa…

Magda Szabò (1917-2007), è stata per me una grande scoperta: dopo aver letto questo libro ho recuperato anche le altre sue opere. Lei è tra le scrittrici ungheresi più tradotte. LA PORTA è il suo romanzo più famoso, me ne sono innamorata prima ancora di averlo tra le mani, leggendo una recensione trovata in rete. Sarà perché ha come protagonista una scrittrice o semplicemente perché i ruoli principali sono affidati a due donne: Magda ed Emerenc.

Magda è una scrittrice e vive con il marito anche lui scrittore in un piccolo paese dell’Ungheria. Hanno necessità di un aiuto domestico, per poter dedicare il loro tempo esclusivamente al lavoro. Ed ecco entrare in scena l’anziana Emerenc, una portinaia conosciuta da tutti in paese per la sua fermezza di carattere, per il metro di giudizio ferreo e anche per le sue stravaganze, ad esempio prima di accettare il servizio vuole valutare le referenze dei suoi eventuali padroni. Emerenc rovescia completamente le parti, è lei a decidere se restare, è lei a fissare il compenso, che calcola con scrupolo in base alle esigenze dei datori di lavoro e dal loro grado di sciatteria.

I fatti sono già accaduti, è Magda a raccontarceli in un lungo flashback. Fin da subito il rapporto tra le due si rivela conflittuale, molte le rotture e le difficili riconciliazioni, le due donne sono diffidenti e sospettose, ignare di quanto la relazione le coinvolgerà fin quasi alla reciproca dipendenza.

Magda fatica a capire la rigidità di Emerenc, ed è perplessa di fronte all’alone di mistero che ne circonda l’esistenza e soprattutto la sua casa, a cui nessuno è dato il permesso di entrare. La figura di Emerenc riempie ogni pagina del libro, una donna tutta d’un pezzo, senza lacrime né sorriso, che governa la sua vita e quella degli altri con una dedizione totale.

La fastidiosa arroganza che proviamo per Emerenc diventa via via ammirazione quando apprendiamo i trascorsi del suo tragico passato nell’Ungheria postbellica, mentre lo spessore intellettuale della scrittrice si assottiglia a più non posso e i suoi raffinati cavilli mentali crollano miseramente di fronte alle lezioni morali impartite con severità dall’umile serva.

Un cane trovatello e una porta chiusa che sigilla un segreto, sono i due elementi che incorniciano questo straordinario rapporto affettivo basato su un bene incondizionato e quindi violento, impetuoso, travolgente, perché come dice Emerenc “una passione non si può esprimere pacatamente”. Il finale magistrale e quasi surreale rende il romanzo indimenticabile e consegna alla memoria del lettore le due figure potentemente tratteggiate, insieme alla consapevolezza di aver appreso una grande lezione di vita.

Buona lettura da @fg_bookish_life e alla prossima!

Magda Szabò, La porta (252 p.) – Prima pubblicazione 1987
Einaudi Editore, 2005