Un’Overdose di Pop

Un’Overdose di Pop

Dopo il tormentone estivo, arriva quello invernale: il duo “Torty” e “Frast” colpisce ancora

La scena musicale marscianese è, da decenni, ricca e variegata. Un microcosmo artistico che ha visto diverse generazioni alle prese con qualunque genere: dalla mazurca al metal, dallo ska al punk, dal rap al gospel e non solo. Al di là dei gusti, sembra innegabile che ciò sia il segnale di un’energia, una voglia di fare ed emergere spesso intense.

Segnaliamo in questo senso un featuring (cioè una collaborazione) tra due giovani a cui tale voglia sembra non manchi: Filippo “Torty” Rosati e Stefano “Frast” Livi. Un incontro di pop e rap tra dei poco più che ventenni, capace di produrre, nel 2019, il “tormentone estivo” canticchiato da molti adolescenti marscianesi: “Sognando il mare”. Del resto, cos’altro dovrebbe sognare in una torrida estate l’umbro ancora privo di patente? Grazie a una base elettronica di Massimiliano “LBNT” Scarelli (e la produzione del BPM Staff), un videoclip ben girato da Nicola Rosati e un autotune da labirintite, la formula commerciale è stata ben confezionata e i risultati concreti contano (per ora) oltre diciottomila visualizzazioni su YouTube. Non poteva perciò mancare, sulla scia del successo, il tormentone dell’inverno.

Ed ecco allora in questi giorni “Overdose”. Un altro bel titolo: breve e forte. Già, ma overdose di cosa? Di droga? Di amore? Di sé? Come preferite: l’interpretazione, mistero e merito dell’arte, è libera. Il testo sembra alluda a un bisogno ossessivo di qualcuno o qualcosa, di cui l’overdose potrebbe essere l’ipotetica conseguenza. Ciò che sembra sicuro è la mancanza di toni cupi nel sound. Il clima freddo e notturno suggerisce sì un tema tormentato, ma espresso con compiaciuto romanticismo. Quello nobile di chi racconta apertamente il proprio dolore da vissuto uomo acerbo.

Il video ufficiale dell’ultimo successo di Filippo “Torty” Rosati
e Stefano “Frast” Livi

Il sassofono contralto nei suoi echi soul non suona blues, ma ammiccante come certe hit house del decennio appena conclusosi. Con un suono pulito e preciso, la melodia traghetta con leggerezza da una strofa all’altra. Stavolta il peso robotizzante dell’autotune è minore e un plauso va al lavoro in studio. Il flow del rap incastra rime come una serie di jab senza affondo, mentre il cantato incede in accorate note sospese: accarezzano senza colpire. E va benissimo, perché il brano, orecchiabile e ballabile, inserendosi nel solco della tradizione pop post 2000, esprime l’autocelebrazione degli autori, come viene sottolineato nel videoclip. Il ralenti di camminate, gesti e “sensuali” sguardi in macchina magnifica, senza contraddizione ironica, che il loro intimo tormento non è triste, ma attraente. Anzi, è pure fico.

Va segnalato che la squadra, più o meno la stessa, vanta qui la presenza dell’eccellente Sauro Truffini, un vero maestro degli strumenti a fiato (già membro, fra le tante, della celebre P-Funking Band), oltre che di Pietro “MOKO” Allegrini al mixing e mastering. La qualità c’è.

Sapranno questi ragazzi uscire dai confini dall’angusta provincia proprio come accade nel loro video, girato tra Umbria e Londra? Vedranno il “mare” sognato la scorsa estate? Gli facciamo i migliori auguri.