Vicenda COOP, sabato negozi a lutto

Vicenda COOP, sabato negozi a lutto

Sabato sarà una giornata di protesta a Marsciano, organizzata dal comitato “Coop al centro” che in poche settimane ha raccolto 1500 firme per chiedere di non chiudere (ipotesi al momento scongiurata) e di non spostare dal centro storico il punto vendita marscianese di Coop.

Il comitato, come si legge nella lettera mandata con le 1500 firme a Giorgio Raggi, presidente del consiglio di Sorveglianza Coop Centro Italia , “è nato come aggregazione spontanea dei cittadini che gravitano quotidianamente intorno al Centro Commerciale ARCO e che utilizzano il supermercato”.

Per sabato è prevista la chiusura dei negozi del centro storico in modo simbolico, con l’affissione all’esterno di un lutto dalle 10 alle 12, e poi manifestazione davanti al Municipio per cercare risposte su questo problema.

Tutto questo perchè, come si legge nel “necrologio” diffuso dal comitato, “La politica di autorizzare la costruzione di un numero eccessivo di centri commerciali nella periferia ha messo in forte difficoltà le attività del centro cittadino”. Per questo i commercianti chiedono “che questa situazione non venga ulteriormente aggravata dalla costruzione di altri megaspazi commerciali, la cui inevitabile conseguenza sarebbe quella di far morire definitivamente il centro di Marsciano”.

Riportiamo di seguito la lettera inviata da Stefano Bartoccioni, in qualità di presidente del comitato, a Giorgio Raggi.


“Le scrivo in qualità di coordinatore del comitato COOP AL CENTRO.

Il comitato è nato come aggregazione spontanea dei cittadini che gravitano quotidianamente intorno al Centro Commerciale ARCO e che utilizzano il supermercato, alla notizia della sua chiusura.

Immagino possa comprendere la nostra sorpresa: la COOP è stato da sempre considerata dai marscianesi doc il negozio alimentare per eccellenza del centro città.

Ci siamo chiesti il perchè di questa chiusura e ci è stato addotto un motivo ineccepibile: la COOP qui a Marsciano è in forte rimessa economica.

Le motivazioni di questa rimessa ci sono state anche dette da persone che hanno riflettuto sull’argomento e che sicuramente la sanno lunga di strategie di mercato: il centro commerciale dove è posta non è adatto all’utenza di oggi.

Lo abbiamo sentito nell’assemblea dei soci tenutasi l’11 novembre scorso: questo tipo di centri commerciali, con aree comuni dove si affacciano i negozi, sono in chiusura in tutta Europa. I garage sotterranei con accesso al centro attraverso ascensori e scale mobili ormai sono superati. Ma come è possibile che in pochi anni, il Centro L’Arco ha appena 15 anni, tutto sia cambiato? E se è da chiudere L’Arco che dire dell’IperCOOP di Collestrada che è fatto, in grande, con gli stessi identici criteri?

Abbiamo anche sentito affermare che a Marsciano è stata fatta una scelta politica: è stata concessa l’autorizzazione a costruire un numero di grosse strutture commerciali in periferia, spostando qui l’interesse commerciale della città con forte penalizzazione del centro cittadino.

Questo in effetti è stato a detta di tutti un errore che vorremmo non si ripetesse, anzi nei limiti del possibile vorremmo invertire o comunque riequilibrare la situazione.

Su un’altra cosa devo dissentire da quanto da lei detto, proprio perché vivo a Marsciano: la popolazione del centro città non va a far la spesa alimentare per il 90 % all’Ammeto, come lei afferma. Gran parte va all’altro supermercato posto a ridosso del centro, il Famila, e questo prova che per la spesa alimentare non bisogna per forza andare ad Ammeto. C’è quindi da chiedersi perché la COOP intercetta solo quel piccolo 10% della popolazione del centro storico, come lei ha affermato nell’articolo sul Corriere dell’Umbria? Tutti noi a Marsciano una risposta l’abbiamo trovata. La concorrenza stimola l’adeguamento, il miglioramento e invece noi abbiamo visto il contrario: il calo di clientela, naturale per la presenza di tanti soggetti che vendono gli stessi prodotti, non ha fatto migliorare l’offerta della COOP, anzi sono state tolte delle sezioni, come quella del pesce, che comunque era un richiamo, un genere che altri non avevano. La struttura del negozio non ha più avuto variazioni, miglioramenti, rinnovamenti di nessun tipo. Eppure basta un’illuminazione diversa, cambiare la scaffalatura, far trovare i carrelli sempre puliti e in efficienza, insomma presentare in modo diverso la stessa cosa, che il cliente si sente incuriosito e viene a vedere la novità. E adesso devo dire la cosa più spiacevole. Una volta che il cliente è entrato deve essere trattato come se fosse l’unico nostro interesse. E’ necessario sorridere, ascoltare, risolvere il suo problema. Deve trovare non solo tutta la merce che gli occorre ma deve trovare cortesia, disponibilità, dipendenti che quando ti vedono arrivare ti fanno capire che ti vedono con piacere.

Se avesse messo all’uscita della COOP un questionario di gradimento avrebbe risolto molti dei problemi che hanno portato a questa sua spiacevole decisione. Mi perdoni ma non voglio generalizzare e fare di tutt’erba un fascio. Il carattere delle persone varia dall’una all’altra e i comportamenti sono molto diversi tra loro. Ma un cliente scontentato ha un effetto diffusivo, è una storia che non finisce lì. Il direttore o la direttrice sono così importanti. Ma anche questi hanno comportamenti diversi e danno risultati diversi. Sono sicuro che si sarà accorto di questo e ce ne siamo accorti anche noi, dispiacendoci grandemente quando venivano rimosse persone di cui vedevamo l’efficienza e l’efficacia. Con la consapevolezza che dietro alle vostre strategie ci sono studi, prove, indagini di mercato, oggi noi ci chiediamo: i controllori non si sono accorti delle lampanti carenze di questo negozio o c’era dietro una volontà di farlo gradualmente morire per poter portare avanti altri progetti per noi incomprensibili? Non pretendo certo che queste considerazioni che, badi bene, non sono mie ma sono il riassunto di quello che dice la gente, le facciano cambiare idea. Ma non ho potuto fare a meno di fargliele presenti perché, se la chiusura non è una volontà che viene da tempi lontani, lei si renda conto di come stanno realmente le cose.

Tuttavia non nego che una speranza la continuiamo ad avere. Se le nostre considerazioni di utenti le faranno sorgere dei dubbi su quello che ha intenzione di fare, nella considerazione che anche i soci e i clienti coop avrebbero potuto mettere più determinazione nell’utilizzo del negozio proprio per evitare di mettere in moto il giro vizioso che poi si è verificato, la decisione della COOP di rimanere dove è e di investire finalmente in cose e persone in questo punto vendita, determinerà da parte nostra una cooperazione fattiva perché possa realizzarsi d’ora in poi un processo virtuoso.

La saluto cordialmente insieme alle ben più di mille persone che hanno firmato la petizione che fa da intestazione ai fogli che le allego”.